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Una notte da lupi

di Marco Emberti Gialloreti
Redazione de Il Legionario
inserita un mese fa
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7:00
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A volte si arriva ad un punto in cui emozioni, paure, speranze, sogni, non si distinguono più. Ti ritrovi in testa un minestrone di sentimenti che, a seconda dei casi, o ti procurano assolute certezze, molto spesso negative, oppure nebulose mentali generate da non precisate alchimie tossicodipendenti da uno dei sentimenti più irrazionali che l’uomo può possedere da quando è stata fondata l’A.S. Roma.

Per forza, perché, come diceva il grande AGO: “esistono i tifosi di calcio ed esistono i tifosi della Roma.

Quarto di finale di Uefa Champions League, che alla COPPA DEI CAMPIONI je spiccia casa, ci si ritrova in 60/70 mila pronti a soffiare il pallone almeno per tre volte per cercare di mandare l’avversario in Barça!

“ Che partita sarà? … ” “ … di solito ste partite la Roma le toppa … “  sfido chiunque dei 60/70 mila presenti nell’umidissimo catino dell’Olimpico e le migliaia di tifosi sparsi in tutto il mondo, a confessare che almeno una delle due frasi non le aveva fatte sue.

C’è un bivio, e che bivio avendo ancora negli occhi e nei nervi la brutta prestazione contro la Viola. Ma si sa la Champions, stavolta per fortuna, e ‘nantra camminata!

Dunque vediamo: il numero di riferimento è il 3, il cosiddetto numero perfetto e che mi ha accompagnato nella mia vita che “ … più che bella, è stata un’odissea … “ anche se non mi sono ancora imbarcato su un cargo che battesse bandiera liberiana!”

Questo è il numero di gol da segnare, senza subirne ! E te paresse facile!

Anche con lo Slavia Praga con tre gol passavi, si ma loro avevano Vavra “che il buon Dio lo protegga !” e chi poteva essere il Vavra di turno ? Lionello ? troppo facile; Er dentone? già aveva dato. E si perché all’andata ha approfittato di uno svarion, per dirla alla francese, e ci aveva purgato dopo 13 mesi di astinenza dal gol in Champions. Con chi poteva segnare se non a noi ? manco fosse Rui Barros, alto un metro e una vigorsol, che ci segna di testa!


Superato il momento dell’ “… ecco fatto…” improvvisamente si materializza lo spirito di Roma- Dundee. Anche lì, servivano 3 gol e basta. Ma è lo spirito di quella partita, speciale, magico, dal buon profumo di  leggenda, che ha preso il sopravvento albergando sugli spalti. E si cantava e si sciarpava ma nessuno si era accorto che la tribuna Paradiso era scesa in terra (i suoi occupanti come avranno fatto poi a trovare i biglietti solo Dio lo sa!) si scambiavano abbracci, saluti, felici e festanti nel ritrovarsi a vivere ancora una volta un momento storico. Dino e Flora Viola che facevano gli onori di casa, Alberto Sordi che ricordava a tutti che il suo primo vagito su: “Forza Roma, sempre forza Roma” . Franco Sensi che aveva appena finito di abbracciare tutti i tifosi arrivati allo stadio. E poi lui, il Barone, che aveva appena concluso la riunione tecnica con Eusebio Di Francesco. Ma ne mancava ancora uno e non era in tribuna, era in campo. Con una sorta di deliquio nello spirito si era impossessato degli scarpini, dei calzettoni e dei parastinchi di Daniele De Rossi. Eh si, da Capitano a Capitano, Agostino, del quale avevamo ricordato l’8 aprile scorso il suo compleanno, per sempre uno di noi. E mentre la pelle si faceva sempre più d’oca ecco arrivare il minuto 58 (che apparentemente non c’entra nulla con il numero 3 e invece no perché, a parte il fatto che 8 meno 5 fa 3, ma sarebbe stato il terzo rigore netto che ci stavano negando ma che per fortuna poi ci è stato doverosamente assegnato, per una sorte di requisito scritto nel CV della Roma, ogni tre rigori, forse, uno ce lo danno).

Quello era il minuto in cui Agostino al Dundee regalò un cannonata dal dischetto del rigore spalancando le porte alla finale, mentre Daniele spalancava la porta del: “nun ce ferma più nessuno! “

Ma ancora non bastava. Al Nou Camp avevano segnato 3 romanisti ma in tabellino avevamo solo un gol. Ne mancava uno. Ed ecco che arriva Cencio che scodella, finalmente, un signor calcio d’angolo che EL GRECO con spizzata maligna insacca alla destra del provincialissimo portiere Blaugrana. DELIRIO!

Gli otto minuti finali più il recupero sono stati da cardiopalma ed ecco che Agostino, da par suo, compie il capolavoro materializzandosi in una sorta di refolo di vento che fa alzare la palla, colpita da Dembelé ad Allisson ormai fuori dai pali e dall’area, per farla andare ben oltre la traversa e sfiorando la parte alta esterna della rete, regalando così un ultimo colpo apoplettico ai tifosi in Tribuna Tevere che per un attimo avevano visto la palla in rete.

Ricapitoliamo i segnali:

Di Francesco è un inadatto, talebano del 4-3-3 ma cambia modulo e manda a casa (con una partita di ritardo visto com’era finita l’andata) una tra le più forti squadre al mondo;

Dzeko, doveva andar via a gennaio ma : “ … sono restato per partite come questa ! “ sei gol in Champions con due autentici capolavori allo Stamford Bridge;

Manolas, era pronto per andare via in estate, ma soprattutto:  “… nun janno spiegato qual’è la porta giusta!” e per riscattare lo sfortuna autogol dell’andata non poteva che regalarci il gol-semifinale;

De Rossi,: “ … è ora che se ne va pure lui … “ all’andata sbaglia la porta, senza che ci si ricorda che se lisciava la palla sarebbe comunque arrivata ad un piccoletto cinque volte vincitore del pallone d’oro ma soprattutto, come col Dundee, è il Capitano che segna il rigore;

Peres: rimarrà per sempre “ lo stinco del Santo “ e vuoi o non vuoi questa incredibile cavalcata nasce tutta da lì!

Il sorteggio di Nyon ce l’ha incarta bene bene, ragazzi miei qui ci sono i presupposti per riscrivere la storia ed intanto prepariamo le valigie anche per Dino Viola, Nils Liedholm, Vittorio Boldolini, Agostino Di Bartolomei, Aldo Maldera, hai visto mai che



Marco Emberti Gialloreti


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