Analisi tattica

Roma Lecce 2-1 - Analisi tattica

Il cammino è ancora lungo, ma è certamente meglio proseguirlo con tre punti in più… Di Emiliano Petrone
Redazione de Il Legionario
inserita 3 mesi fa
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Minuto 90. Il tifo è ancora acceso. Lo sconforto non intacca la passione, la delusione non influenza le corde vocali. Lo stadio, un intero popolo ancora spera nel miracolo, non ci crede ma ci spera. Sarebbe bello ribaltarla nel recupero, ma a noi non è mai successo. Figuriamoci se può accadere proprio oggi, al termine di una partita dove uno che aveva segnato gli ultimi 14 rigori, decide di tirare il peggiore della sua carriera, dove non arriva una palla pulita da mettere dentro e quelle che arrivano non vengono sfruttate a dovere. Dove l’avversario ha fatto gol al primo tiro in porta. Figuriamoci se può accadere proprio oggi…

Minuto 71 – vantaggio Lecce
Banda semina il panico.



E dopo aver raggirato Mancini con uno stop&go tale da creargli i sintomi di un post sbornia, vince da terra anche il contrasto con Llorente.



La palla carambola verso il dischetto di rigore dove N’Dicka dovrebbe essere e invece non è.



Quando si accorge dell’errore è ormai troppo tardi e Almqvist è libero di piazzarla nell’angolino basso.
Da qui inizia un calvario. Social invasi dai soliti tifosi da tastiera che sparano a zero su chiunque, gufetti sparsi qui e la che già pregustano l’idea dello sbeffeggiamento e una storia che sembra non voler cambiare mai.

Minuto 91 – Gol Roma - Azmun
Togliendo la progressione di Zalewski che divora l’avversario in pochi metri di campo, l’errore evidente in fase difensiva dei pugliesi lo commette Ramadani che va a coprire una zona di campo inutile (dove c’è già un altro compagno) forse sicuro di assistere all’ennesimo cross basso di un laterale giallorosso (buon per noi).



La traiettoria invece è perfetta e finisce esattamente al centro dell’area di rigore dove, lesto come una faina, arriva il buon Azmun a buttarla dentro di cattiveria con un colpo di testa micidiale.



Ma noi siamo tifosi della Roma e non crediamo ai miracoli così iniziamo a pensare: “meno male, un punto meglio di niente”, “speriamo di non riprenderlo subito”.
Certo restava il rammarico di aver gettato alle ortiche dei punti importanti (gli ennesimi) contro squadre più che alla portata. D’altronde ormai è finita, mancano una manciata di secondi e non è pensabile fare un altro gol…

Minuto 93 – Delirio
La palla arriva a Dybala. La Roma ha tutto il suo potenziale offensivo negli ultimi 40 metri di campo.



Sulla sinistra c’è un buco con due giocatori della Roma liberi. Dybala non se ne avvede o magari se ne frega proprio perché non c’è più tempo e bisogna puntare dritti alla porta.



Palla in verticale per Lukaku. Su di lui non c’è Baschirotto ed è tutto molto più semplice.



BigRom pianta i piedi a terra occupando lo stesso spazio di una panda 4x4. L’avversario prova ad anticiparlo ma lui ha letto bene il pallone del compagno e con una leggera spinta lo manda fuori tempo.





Fa scorrere il pallone, lo ferma a rientrare con l’esterno sinistro e impedendo così all’avversario sulla sua destra di intervenire.



Tira mentre cade o cade mentre tira, poco importa. Ciò che importa è che la palla gonfia la rete. Portiere battuto, destino pure.
Allo stadio accade di tutto. C’è chi piange, chi impreca, chi non ci crede, chi salta, chi urla e basta…



E poi c’è chi… Belotti, che scalcia via quella serata iniziata male e che stava finendo pure peggio. Un calcio a quel pallone che per novanta minuti sembrava non voler varcare mai la linea di porta per poi finirci dentro ben due volte in duecento secondi.

Succede quindi quello che non ti aspetti: una rimonta non da Roma anche se, da quando c’è lui in panchina, tante volte si è fatto gol agli ultimi minuti, sintomo di una squadra che non molla mai proprio come il suo allenatore.

Il cammino è ancora lungo, ma è certamente meglio proseguirlo con tre punti in più…

Forza Roma Sempre.
Ad maiora

Emiliano Petrone









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