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Lazio Roma 0-0 - L'analisi tattica del match

Quando la paura di perdere trionfa sulla voglia di vincere, accade che metti in scena una partita ricca di vorrei ma non oso… Di Emiliano Petrone
Redazione de Il Legionario
inserita 3 mesi fa
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Un mi piacerebbe vincerla ma… quasi quasi mi prendo il punto. Perché parliamoci chiaro, di fronte a noi c’era una squadra che tutt’è tranne che forte. Sì, pressa alta, ha qualche giocatore di qualità in grado di cambiare l’inerzia della partita con una giocata, ma non è una squadra forte, quanto meno non più forte di noi (almeno sulla carta). Loro lo sanno e preparano la partita sulla nostra stessa falsa riga, ma con meno tensione addosso. Nei primi quindici minuti non gli abbiamo dato respiro, abbiamo sfiorato il gol tre volte e c’era la sensazione che questa voglia di vincere fosse davvero tanta. Poi ci si è fermati, come se il non essere riusciti a fare gol subito avesse fatto nascere e crescere, con il passare dei minuti, il terrore di andare in svantaggio e non avere le forze per recuperarlo.

Avere un Dybala in quello stato psicofisico non aiuta, anzi. Ogni pallone sui suoi piedi, soprattutto nel primo tempo, era perso e valeva una ripartenza avversaria. Ormai lo avevano capito anche i difensori che per evitare di fare fallo, lo lasciavano libero di perdere palla da solo.
Altro problema è la mediana. In certe partite così dinamiche si sente la mancanza di un regista incontrista come il signor Matic. Defezione che avresti superato se avessi avuto un Renato Sanches in forma e in grado di darti quella sostanza e qualità che nessun altro del reparto può darti. Allora avresti potuto optare per un centrocampo con Cristante in regia, capace di una grande fase difensiva e due mezze ali di corsa in grado d’inserirsi a turno. Non che Cristante non sappia inserirsi, tutt’altro, ma ieri giocava sempre con un occhio rivolto verso la difesa perché doveva dare più che una mano a Paredes. Leandro, nonostante indossi la maglia numero 16, non regge al confronto con Danielino che invece sapeva fare tutto da solo lì in mezzo. Non voglio dare le colpe all’argentino, per carità, non è proprio nelle sue caratteristiche. Paredes ha bisogno di avere vicino due calciatori veloci e recupera palloni in grado di fare entrambe le fasi per poi appoggiarsi a lui affidando la costruzione.
La difesa ieri non è andata male, con tutti i suoi limiti anche lì. Se N’Dicka quanto meno non ha perso palle sanguinose come Roger in qualche derby, a livello difensivo (per il momento) ci passa una categoria tra lui e il brasiliano. Sulle fasce non pungiamo e se ci chiudono come ieri con il raddoppio costante, non siamo in grado di sfruttare la superiorità a centrocampo che genera a nostro favore questo tipo di marcatura. Sarri dopo aver capito che Spinazzola e Kardorsp stavano bene, ha chiesto alle sue mezz’ali di raddoppiare le marcature senza sosta.
Capitolo Lukaku. Non è quello visto fino a un paio di settimane fa. Sempre meno lucido, ora fa più fatica a fare sponde e far salire la squadra e questo mette in difficoltà tutto il gioco (i maligni diranno, quale gioco? Vi vedo che state ghignando…)

Per concludere, prendo in esame una sola azione, quella che mi ha fatto arrabbiare più di tutte per la mancanza di attenzione di N’Dicka.



Palla sulla fascia. Movimento studiato a tavolino con Felipe Anderson che all’improvviso si ferma andando in copertura e lascia spazio a riccioli d’oro che arriva in velocità da dietro.



N’Dicka lo vede, gli passa vicino ma non lo segue come se non fosse compito suo.



Riccioli d’oro ha così il tempo di guardare al centro e mettere una palla invitante che però viene sparata alle stelle.

Avessi preso un gol del genere, sarebbe stato imperdonabile per N’Dicka che non è la prima volta che vediamo in difficoltà quando c’è da mettere in moto un briciolo di reattività.

Mi dispiace perché sembra che io voglia accanirmi contro di lui ma in realtà è che gli errori di posizionamento e di valutazione che vedo spesso fargli non sono soliti in calciatori di serie A e quindi continuo a pormi domande su di lui al quale non riesco a dare risposta (per il momento). Possibile che ogni tanto questo ragazzo perda la bussola e di conseguenza anche l’orientamento in mezzo al campo? Che poi ieri ha fatto grosso modo solo quella leggerezza, non ha giocato male, però sono errori banali ed evitabili che possono costarti una partita.

Infine, un piccolo pensiero a colui che fa la conta dei trofei altrui. In certi momenti, quando di fronte hai delle entità così superiori a te (parlo sia di Mourinho sia di Pedro), sarebbe il caso di tacere per non fare figure barbine. Paragonare due personaggi del calcio così vincenti ma anche così diversi, visto che uno li ha vinti da allenatore e uno da calciatore, è davvero sciocco ed evidenzia tutta la sua piccolezza. E non entro nel merito di chi ne ha più, chi ne ha meno. 26, 25, anche fossero 20, poco importa, loro li hanno vinti almeno.

Forza Roma Sempre.
Ad maiora


Emiliano Petrone





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