Approfondimenti

Vuoti, sempre vuoti, fortissimamente vuoti

A cura di Antonio Pastore
Redazione de Il Legionario
inserita 13 giorni fa
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Tante cose sono cambiate negli ultimi anni. Abbiamo cambiato modo di lavorare, di studiare e addirittura modo di vivere la nostra quotidianità. Ma c’è una cosa che non cambia mai. Il risultato della Roma nelle partite che contano.

Anni e anni passati, tanti e tanti allenatori cambiati. Ma niente. Cambiano gli addendi. Il risultato è il medesimo.

Con il primo Spalletti, che ci ha incantato con il suo calcio, abbiamo avuto la batosta del 7 a 1 all’Old Trafford; con Garcia siamo stati surclassati in casa dal Bayern Monaco. Siamo stati addirittura capaci di subire sette reti dalla Fiorentina in Coppa Italia quando sulla nostra panchina sedeva Di Francesco.

Oggi siamo reduci dall’ennesima prestazione obbrobriosa. Contro chi? Di nuovo contro quel Manchester United che ci perseguita, allenato da un uomo che senza un briciolo di timore aveva dichiarato di non conoscerci. Questa volta però contro una squadra che non ci ha per nulla fatto stropicciare gli occhi. È normale che, a certi livelli, se da un lato si corre e dall’altro si passeggia per il campo, il risultato non può che essere quello visto giovedì sera.

Ed ora subito a cercare il capro espiatorio più facile: l’allenatore. Le sue colpe le ha tutte. Ha sbagliato a non capire il pericolo scampato a fine primo tempo proseguendo con quella linea tattica che a fine partita ci ha portato al disastro. Ma, anche se non si può essere in possesso della controprova, anche il migliore dei motivatori avrebbe sofferto dopo quanto accaduto a metà gara. Tre sostituzioni effettuate nei primi 30 minuti di gioco per infortunio (e poi c’è ancora chi dice che ciò non influisce), con l’impossibilità, quindi, di poter modificare la partita in corso d’opera e di sostituire chi non poteva sostenere i 90 minuti.

Non capisco e non mi spiego come si possa chiedere l’esonero immediato di un allenatore che è sempre stato lasciato solo e che, nonostante tutto, ha anteposto il bene della Roma al suo.

Credete che con un altro allenatore la situazione sarebbe stata diversa? In quella partita del 2007 in campo c’erano Totti e De Rossi. È cambiato qualcosa? Assolutamente no.

Sto cominciando a pensare che è nel nostro DNA arrivare a spingerci a vette altissime per poi cadere. E farlo da più in alto fa inevitabilmente più male.

Quanto visto nelle ultime partite io lo definisco vuoto di appartenenza e vuoto d’amore. E quando Fonseca andrà via non crediate che tutto si risolva. Perché andrà via a mio modesto parere l’ultimo responsabile di quest’anno funesto, culminato con questo enorme dispiacere.
E a chi dice che nulla è finito perché al ritorno si proverà l’impresa rispondo di non regalarci altre speranze che si riveleranno vane. Perché chi di speranza vive, disperato muore.

È tardi. Il bicchiere si è svuotato. E quando comincerete a riempirlo soltanto con un quarto dell’amore che portiamo nel cuore per questi colori, allora potremo sorridere, abbracciarci e festeggiare insieme.



Antonio Pastore





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