Approfondimenti

Toninho Cerezo Tira e molla (con video)

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 7 mesi fa
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La Piazza romana, in questo caso giallorossa, è sempre stata etichettata come una delle più particolari e controverse. C’è chi dice che qui non si aspettano i giocatori, che sono tutti troppo esigenti, e che la pressione generale rende difficile il lavoro per chiunque tenti di fare qualcosa di buono. Nonostante queste affermazioni abbiano comunque un fondo di verità, io resto convinto di una cosa: se tu, giocatore o dirigente, riesci a far breccia nel cuore della tifoseria giallorossa, puoi stare tranquillo che non ne uscirai più. E questo è il caso lampante del brasiliano Toninho Cerezo, che nonostante un periodo relativamente breve con i nostri colori è tuttora amato e ricordato come uno dei più grandi centrocampisti di tutta la nostra storia.

Prima di partire dal principio però è doveroso rispondere a una domanda che sicuramente già vi sarete fatti: perché il soprannome “Tira e Molla”?
Dovete sapere che dagli inizi degli anni 50’ andava di moda un fumetto italiano con protagonista un certo Tiramolla, che aveva la capacità di allungarsi e muoversi in maniera del tutto particolare e sconnessa. Un po’ come lo stesso brasiliano sul terreno di gioco, che aveva uno stile di dribbling e gestione palla semplicemente unico nel suo genere. Ma come ha fatto Toninho Cerezo a far innamorare così tanto i tifosi giallorossi? Per saperlo dobbiamo fare un grosso salto temporale, di ben 65 anni visto che oggi, per quelli che non lo sanno, è anche il suo compleanno.

GLI INIZI
Antonio Carlos Cerezo, meglio conosciuto come Toninho Cerezo, nasce in Brasile a Belo Horizonte il 21 aprile 1955, e come ogni brasiliano che si rispetta inizia subito ad interessarsi al mondo del calcio.
Figlio di un noto artista circense dell’epoca, Cerezo comincia a dare i primi calci al pallone nei campetti vicino casa, fino al 1971 quando entra a far parte primavera della squadra del proprio paese: l’Atletico Mineiro.
Dotato fin da piccolo di ottime qualità nella corsa e nella gestione palla, Cerezo riesce subito a scalare le gerarchie, e dopo un solo anno di primavera esordisce ufficialmente in prima squadra, nella stagione 1972/73. Dopo una prima annata discreta condita da 30 presenze e 0 gol, Cerezo viene mandato in prestito al Nacional, per maturare e tornare nel club bianconero con maggiore esperienza in più. Qui il giocatore riuscirà a trovare una buona continuità, con 28 presenze e 2 gol e la vittoria finale del Campionato Amazonense, disputato nello stato di Amazonas.
Tornato a fine stagione nelle file dell’Atletico Mineiro, Cerezo fa capire a tutti che è arrivato il momento di prendere le redini del centrocampo, ed infatti il giocatore diventerà a breve un vero e proprio monumento del club bianconero. Corsa infaticabile, dribbling, tecnica e qualità, Cerezo riesce a far innamorare i tifosi brasiliani e soprattutto la nazionale verdeoro, che lo fa esordire ufficialmente nel 1977. Nei suoi lunghi 9 anni con questa maglia Cerezo colleziona 115 presenze e 6 gol, vincendo la bellezza di 7 campionati Mineiri e, a livello personale, la Bola de Ouro nel 1977 e la Bola de Plata nel 1976 e 1980. Premi che, come avrete intuito, vengono assegnati al miglior giocatore brasiliano di tutto l’anno.

ROMA
In Italia intanto, nel 1983, la Roma di Paulo Roberto Falcao ha da poco vinto lo storico scudetto con Nils Liedholm in panchina. Il brasiliano, che ha già avuto modo di giocare con Cerezo nel mondiale del 1982, consiglia ad allenatore e presidente il suo acquisto nel mercato estivo, per sostituire il partente Herbert Prohaska. Toninho a detta sua è il giocatore che serve, per costruire a Roma un vero e proprio ciclo vincente. A 28 anni quindi, su raccomandazione di un suo compagno e amico, Cerezo arriva a Roma accolto da un vero e proprio bagno di folla, coi tifosi che cominciano veramente a sognare in grande.
Nel suo primo anno in Italia Cerezo riesce subito a distinguersi dagli altri, dimostrando che non si tratta di un semplice “raccomandato” ma di un vero e proprio giocatore universale. Cerezo infatti era capace di muoversi su ogni zona del campo, non limitandosi semplicemente alla gestione palla ma anche al lancio per i compagni, il recupero sugli avversari e l’inserimento in area di rigore a concludere azioni pericolose. Il tutto con una resistenza a dir poco straordinaria, che gli permetteva di correre a perdifiato senza risentirne praticamente mai.
Dopo pochi mesi dal suo arrivo si rende protagonista dello splendido gol europeo in casa contro il Goteborg, che verrà bissato da un'altra marcatura importante nel 3-0 dell’Olimpico contro la Dinamo Berlino, con la classica esultanza sorridente che caratterizzava ogni sua marcatura. In quella stagione Cerezo vincerà la Coppa Italia contro il Verona e perderà purtroppo la finale contro il Liverpool, entrando però sempre di più nel cuore del tifo giallorosso.
La stagione dopo, complice l’addio di Liedholm e l’arrivo in panchina di Eriksson, Cerezo subisce con tutta la squadra un piccolo calo di rendimento, dovuto allo stile di gioco diverso dell’allenatore svedese. Dopo un'annata discreta condita da 22 presenze e 3 gol, arriva nella stagione ‘85/86 la definitiva consacrazione con la maglia giallorossa. In una storica cavalcata in campionato, che porta la Roma ad un passo dal terzo scudetto, Cerezo è assoluto protagonista, il collante perfetto tra difesa e attacco nel classico stile di gioco a zona di Sven Goran Eriksson. Purtroppo però tutto verrà bruscamente interrotto nel famoso Roma-Lecce 2-3, con i giallorossi che persero contro un avversario già retrocesso facendosi superare a poche giornate dalla fine del campionato. Una beffa al quale noi tifosi siamo purtroppo fin troppo abituati.



LA ROTTURA CON DINO VIOLA E L’EMOZIONANTE ADDIO
Nel frattempo, a cavallo tra marzo e aprile, cominciano a circolare sempre più forti le voci di un possibile addio di Cerezo proprio al Milan di Nils Liedholm, voci alimentate da una presunta discussione con Dino Viola con cui non era riuscito a trovare un accordo per il rinnovo di contratto. Come se non bastasse nel finale di stagione Cerezo venne convocato dalla nazionale brasiliana per i mondiali in Messico del 1986, ma complice un infortunio muscolare l’allora CT Santana decise di rispedirlo a Roma e convocare al suo posto un altro giocatore. Nonostante potesse scegliere di restare in Messico a tifare la Nazionale, Cerezo decide di tornare anzitempo a Roma, visto che c’era ancora da giocarsi il ritorno della finale di Coppa Italia contro la Sampdoria. Nonostante una condizione fisica precaria Cerezo fa di tutto per convincere l’allenatore, che complici le assenze dei nazionali Nela, Boniek, Ancelotti e Conti decide di convocarlo per tenerlo in panchina. La partita arriva all’85esimo sul risultato di 1-0, che per quanto non fosse una sicurezza bastava per ribaltare il 2-1 subito al Marassi. Con le energie dei titolari ormai prossime alla fine Eriksson decide di mettere in campo proprio Cerezo, nonostante le valigie ormai pronte da diverso tempo. Passano solamente 4 minuti, cross preciso dalla destra e zuccata vincente proprio del brasiliano, che chiude così la partita con un'esultanza a dir poco straordinaria e commovente. Quello sarà a tutti gli effetti l’ultimo pallone toccato da Cerezo con la maglia giallorossa, che saluterà qualche giorno più tardi dopo 70 presenze complessive e 13 gol, con i tifosi che cercheranno in tutti i modi di opporsi alla sua partenza.

SAMPDORIA E RINASCITA PERSONALE
Arrivato nel club blucerchiato a 31 anni compiuti, Cerezo viene visto inizialmente come il classico nome altisonante, venuto in questa squadra per chiudere la sua carriera e nulla più. Al contrario, con sorpresa di molti, Cerezo vivrà una vera e propria rinascita, che lo farà diventare negli anni perno assoluto del centrocampo di Vujadin Boskov. Corsa, qualità e tanta sostanza, il brasiliano contribuisce nei suoi 6 anni in terra ligure alla vittoria di due Coppe Italia, una coppa delle coppe, una Supercoppa Italiana e soprattutto lo storico scudetto nella stagione 1990/91, che rappresenta il punto più alto nella storia del club genovese. Nell’ultima giornata, da giocare contro la Lazio semplicemente per una questione statistica, tutti i giocatori doriani si presentarono con i capelli biondo platino, tra cui ovviamente Cerezo che decise scherzosamente di colorarsi anche i baffi.
Alla fine della stagione 1991/92, dopo ben 145 presenze e 14 gol totali, Cerezo decide di lasciare il paese italiano per concludere la carriera in patria al San Paolo, dopo aver regalato gioie indimenticabili ai tifosi di Roma e Sampdoria.

ULTIMI ATTI DI UNA GRANDE CARRIERA
Con la maglia del club brasiliano Cerezo riesce a vincere la Coppa Libertadores e ben due coppe intercontinentali consecutive, ai danni del Milan e dello stesso Barcellona che qualche anno prima gli aveva impedito di vincere la Coppa dei Campioni con la Sampdoria. Nei restanti 5 anni di carriera Cerezo si gira il Brasile giocando per il Cruzeiro, l’America Mineiro e nuovamente l’Atletico Mineiro, con cui concluderà la sua carriera nel 1998. Un anno più tardi inizierà una nuova carriera da allenatore, che lo porterà fino al 2015 a girarsi praticamente tutto il mondo, con risultati purtroppo non altisonanti. Il 23 ottobre 2016, tornato all’Olimpico dopo 9 anni, viene premiato con l’inserimento nella Hall of Fame giallorossa, dove sono presenti tuttora i migliori giocatori di tutta la nostra storia.

NAZIONALE BRASILIANA
Come sempre vi faccio un piccolo appunto finale per quanto riguarda l’esperienza in nazionale, in questo caso brasiliana. Cerezo ha fatto parte dei verdeoro dal 1977 al 1985, disputando i Mondiali del 78 e dell’82 e totalizzando 57 presenze e 5 gol. Nonostante il livello sempre alto di questa Nazionale, tuttora non capisco come mai non sia stato convocato neanche una volta nel periodo d’oro vissuto con la maglia della Sampdoria. Una domanda al quale difficilmente si potrà avere risposta.

CONCLUSIONI
In conclusione, cosa si può aggiungere su un giocatore straordinario come Toninho Cerezo? Personalmente per quanto non ho avuto modo di vederlo dal vivo sono convinto che mi sarebbe piaciuto tantissimo, non solo per le qualità tecniche ma per quello stile brasiliano che riusciva a mettere tutti di buonumore. Un giocatore fantastico, un professionista esemplare che ama Roma tanto quanto i tifosi amano lui. E se in soli 3 anni riesci a costruire un rapporto così grande, vuol dire che sei un vero campione a tutto tondo.


Emanuele Grilli




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