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Roma Milan 5-0 La lezione di Zeman (con video)

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 21 giorni fa
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Una delle caratteristiche principali che rende il calcio lo sport più amato al mondo è senza dubbio l’imprevedibilità. Una squadra mediocre può batterne una tecnicamente superiore o, come nel caso di questo articolo, un allenatore considerato perdente può umiliare uno che ha praticamente vinto di tutto. Questo, che ci crediate o no, è il racconto di come Zeman umiliò Fabio Capello allo stadio Olimpico.


Siamo nell’estate del 1997, con Roma e Milan che si interrogano su quale sia la scelta migliore per rimediare alla disastrosa stagione precedente, conclusa rispettivamente con un 12° e 11° posto. I giallorossi, dopo il fallimento con Carlos Bianchi, decidono di affidarsi all’ex laziale Zdenek Zeman, mentre i rossoneri decidono di richiamare Fabio Capello dopo che quest’ultimo aveva lasciato il club di Milano con la vittoria dello Scudetto. Due scelte fortemente volute dai due club per rialzare l’asticella, e dimenticare in fretta quello che era stato la stagione precedente.
In campionato il percorso delle due squadre sarà a dir poco particolare. I giallorossi dimostrano fin da subito una buona sintonia col boemo, che riesce a proporre un bel calcio grazie alle giocate dei vari Totti, Delvecchio, Tommasi e Aldair, e a tenere la squadra costantemente nelle zone alte della classifica. Discorso diverso va fatto per il nuovo Milan di Fabio Capello. Nonostante le indubbie capacità dell’allenatore e la mancanza di coppe europee la situazione non migliora particolarmente. Per gran parte della stagione infatti i rossoneri vagano sulle zone medio-basse della classifica, nonostante alcuni elementi considerevoli come Sebastiano Rossi, Maldini, Costacurta, Leonardo, Donadoni e il pallone d’oro George Weah. L’unica occasione di riscatto per il Milan diventa quindi la finale di Coppa Italia, che però viene incredibilmente persa contro la Lazio che riesce, con 3 gol in 10 minuti, a ribaltare l’1-0 dell’andata e togliere di fatto la coppa ai rossoneri. Quattro giorni dopo, precisamente il 3 maggio 1998, il Milan torna all’Olimpico per sfidare la Roma di Zeman, che a differenza dei rossoneri era ancora in piena lotta per un posto nell’Europa che conta.



In un Olimpico strapieno con ben 60.000 spettatori i giallorossi si presentano in campo con il consueto 4-3-3: Chimenti in porta, Aldair, Petruzzi, Zago e Candela in difesa, Tommasi, Di Biagio e Di Francesco a centrocampo e davanti il tridente formato da Totti, Delvecchio e Paulo Sergio. I rossoneri rispondono con un 4-4-2 con Seba Rossi in porta, Daino, Cruz, Costacurta e Maldini in difesa, Ba, Desailly, Donadoni e Ziege a centrocampo e davanti la coppia d’attacco Maniero-Weah. La partita inizia e fin da subito si capisce quale delle due squadre abbia realmente voglia di giocare a pallone. Dopo un quarto d’ora di studio infatti arriva al 16’ il gol che sblocca la gara, con il terzino Vincent Candela che approfitta di un vantaggio dato dall’arbitro per colpire con un destro al volo e spedire la palla all’angolino. Un gol meraviglioso che da merito alla grande stagione di uno dei migliori terzini di tutta la nostra storia. Il Milan, invece di svegliarsi, si intorpidisce ulteriormente, e dopo soli 4 minuti regala anche un tiro dal dischetto, con Ziege che abbocca letteralmente alle finte di Totti e lo stende in area di rigore. Sul dischetto va Gigi di Biagio che spiazza il portiere con un destro preciso e porta la Roma sul doppio vantaggio. I gol non fanno altro che confermare come in campo ci sia una sola squadra, con il Milan che a parte qualche timida occasione con Weah non crea alcun pericolo verso la porta difesa da Chimenti. Al 28’, su un'altra azione offensiva dei giallorossi, arriva addirittura il gol del 3-0, ancora col centrocampista Gigi Di Biagio, che decide di tirare un bolide di destro che finisce letteralmente all’incrocio dei pali. 3-0 dopo neanche mezz’ora di gioco. Adesso voi vi chiederete, dopo un inizio così straripante cosa ci può essere di ancora più esaltante: ovviamente un altro gol nella prima frazione di gara: ed infatti al 39’ arriva anche il gol del 4-0, con Aldair che lancia Paulo Sergio, dribbling al volo sul povero Costacurta e destro angolato per il poker giallorosso. Un'altra perla di uno dei giocatori più sottovalutati di tutta la nostra storia, forte tecnicamente e abile anche in fase realizzativa. Capello prova a svegliare i suoi togliendo un impresentabile Ba e inserendo Cardone, ma la situazione non cambia. I rossoneri in campo passeggiano come se niente fosse, massacrati fisicamente e tecnicamente dai padroni di casa che si stanno letteralmente divertendo a giocare a pallone. Nella ripresa Totti è l’autentico mattatore della partita, con dribbling ubriacanti e giocate spettacolari che lo rendono il migliore in campo anche senza gol o assist decisivi. Uno dei pochi a non brillare fino a quel momento è l’attaccante Marco Delvecchio, apparso leggermente stanco e poco ispirato. I compagni di squadra capiscono che bisogna regalargli una gioia personale e all’82’, su cross pennellato di Di Francesco, gli servono un pallone solamente da appoggiare di testa in fondo al sacco. È il pokerissimo giallorosso e il tripudio di tutto lo stadio Olimpico, che vede ripetersi questo risultato dopo la cinquina rifilata al Brescia solamente due settimane prima.
La partita finisce quindi con l’incredibile risultato di 5-0, che diventa a suo modo un record assoluto: mai nella storia di questa sfida c’erano stati 5 gol di distacco tra le due squadre, e tuttora è un record rimasto invariato a tutti gli effetti.
A fine partita Capello si scuserà con tutti i tifosi per la prestazione, mentre il Milan terminerà la stagione con 44 punti e un decimo posto assolutamente deludente per la storia vincente del club rossonero, che tornerà tale la stagione dopo con la vittoria dello scudetto con Zaccheroni allenatore. La Roma dal canto suo riuscirà nell’obiettivo di raggiungere il quarto posto, superare la Lazio e conquistare l’accesso al primo turno di Coppa UEFA. Il tutto grazie al miglior attacco del campionato condiviso con la capolista Juve, che testimonia in tutto e per tutto il grande pregio delle squadre allenate da Zdenek Zeman. Peccato solo per l’aspetto difensivo, vero e proprio tallone di Achille di un allenatore forse sopravvalutato, ma senza dubbio molto capace.


Emanuele Grilli




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