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Le 4 pappine alla Juve (con video)

di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita un mese fa
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Indipendentemente dalla situazioni di classifica o dal numero di trofei vinti, Roma-Juve è sempre stata una partita molto sentita da entrambe le parti, emozionante e dal sapore un po' antico. Non si può infatti non pensare alle innumerevoli sfide tra la Juve di Platinì e la Roma di Falcao, che nei primi anni 80 erano senza dubbio le due squadre più forti di tutto il campionato.

Oppure nel periodo più recente quando si sfidavano due bandiere del campionato italiano, Alex Del Piero e il Capitano Francesco Totti.


Negli anni sono cambiate tante cose, dai giocatori, ai dirigenti e perfino gli stadi, ma l'emozione per questa sfida rimane sempre forte in ognuno di noi.

Come dimostra l'enorme differenza di trofei la Juve è quasi sempre stata più forte della stessa Roma, ma c'è stata una partita che ha capovolto completamente ogni pronostico, diventando al tempo stesso famosa per un gesto che vi racconterò a breve.






Torniamo quindi indietro all'8 febbraio 2004, quando Roma e Juve si sfidano per capire quale sarà la rivale definitiva del Milan di Ancelotti. In quel momento infatti la classifica recitava Milan 48 e Roma e Juve a 43 punti, con i bianconeri che nonostante una stagione altalenante erano ancora in piena corsa per lo scudetto.


Fabio Capello decide di schierare la Roma col 4-4-2 con Pellizzoli in porta, Zebina, Samuel, Chivu e Panucci in difesa, Mancini, Emerson, Dacourt e Lima a centrocampo e davanti la strepitosa coppia Totti-Cassano, senza dubbio una delle più forti di tutto il campionato.

Marcello Lippi dal canto suo deve rinunciare ai gol e al carisma di Alex Del Piero, mettendo comunque in campo una formazione di tutto rispetto con Buffon in porta, Thuram, Legrottaglie, Montero e Zambrotta in difesa, Camoranesi, Tacchinardi e Conte a centrocampo e davanti, dietro le due punte Di Vaio e Trezeguet, il ceco Pavel Nedved.

Lo stadio conta ben 70.000 spettatori, per una partita che promette spettacolo già solo dalla presentazione delle formazioni.


Inizia la partita è fin da subito è la Roma che cerca di fare la partita, con la Juve che pensa maggiormente a difendersi per poi ripartire velocemente in contropiede.

Al 12' ci prova Cristian Chivu su punizione ma Buffon è attento e spedisce in angolo. Sullo stesso corner però arriva subito il gol del vantaggio giallorosso con il centrocampista Olivier Dacourt, che prima prova la conclusione col sinistro, riprende la deviazione della difesa e con il destro spedisce la palla all'angolino, trovando il primo dei suoi unici due gol segnati con la maglia giallorossa.

La Roma si galvanizza ulteriormente e dopo soli tre minuti va vicinissima al gol del raddoppio con una splendida conclusione di capitan Totti: il tiro però, imprendibile per Buffon, si stampa sulla traversa e finisce fuori.

La Juve tenta di reagire con la grinta dell'ex laziale Pavel Nedved, che prova alcune conclusioni da fuori che però non riescono a beccare lo specchio della porta.

Si arriva quindi alla ripresa con la Roma in vantaggio per 1-0, un risultato che però non può bastare per stare tranquilli, soprattutto se si sta sfidando la Juve.

La Roma quindi decide di continuare la sua manovra offensiva, e dopo soli 8 minuti si conquista un netto calcio di rigore, con Montero che colpisce Cassano in area e si prende il primo cartellino della sua gara. Sul dischetto va ovviamente capitan Totti che colpisce con il destro e grazie anche all'aiuto del palo mette la palla in fondo al sacco. Un gol di importanza stratosferica, perchè permette alla Roma di gestire il risultato con più calma e demoralizza ulteriormente la compagine bianconera. Ne è una conferma l'espulsione clamorosa di Montero pochi minuti dopo il gol del 2-0, con l'uruguaiano che colpisce Totti con un calcione da dietro e si prende un rosso diretto, lasciando la sua squadra sul 2-0 e in inferiorità numerica.

La Roma capisce che è il momento giusto per chiudere i conti, e al 26' della ripresa trova addirittura il gol del 3-0: Mancini crossa liberamente dalla destra, la difesa si dimentica completamente di marcare Cassano che tocca col sinistro e mette di nuovo il pallone in porta.

La partita sembra ormai finita ma pochi minuti più tardi la Juve ha l'occasione per segnare il 3-1 e riaprire leggermente una partita altrimenti chiusa: Chivu trattiene Tacchinardi in area e procura il secondo penalty della serata. Sul dischetto va ovviamente Trezeguet ma la sua conclusione, potente ma centrale, viene mandata in angolo da Pellizzoli, acclamato poi dallo Speaker Zampa come se avesse segnato un gol.

Questo è l'episodio che chiude ulteriormente una partita stradominata dalla squadra giallorossa, che continua a pressare e a 5 minuti dalla fine trova anche il gol del 4-0 ancora con Fantantonio Cassano, che colpisce benissimo di testa e spedisce la palla all'incrocio dei pali. L'esultanza successiva poi, con il giocatore che si toglie la maglietta e spacca la bandierina, è una chiara testimonianza del carattere esuberante di Cassano, uno dei talenti più cristallini degli ultimi anni di storia giallorossa.

Dopo il gol però c'è il tempo per un altro episodio storico di questa partita: Totti esce al 90' per far posto a D'Agostino, con Tudor che si lamenta dell'uscita lenta del Capitano. Totti in tutta risposta gli indica di stare zitto, gli mostra i gol segnati dalla sua squadra e lo invita a tornarsene a casa. Un gesto molto particolare rimasto nella storia di questa sfida.

La Roma quindi vince con un perentorio 4-0, un risultato che nella storia di questa sfida era stato ottenuto soltanto nella stagione 1930/31, quando i giallorossi vinsero addirittura con un sorprendente 5-0 dal quale venne tratto anche un film a riguardo.

Adesso, è vero che la sfida di stasera è quasi inutili ai fini di classifica, visto che la Roma è già qualificata in Champions e la Juve è praticamente già campione d'Italia. Il nostro obiettivo però dovrà essere solamente uno: VINCERE. Per non farli festeggiare nel nostro stadio, per mantenere la Lazio a distanza e per l'orgoglio di un intera città.

Emanuele Grilli


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