Approfondimenti

La storia dei numeri 8 della Roma (con video)

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 7 mesi fa
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1. FRANCESCO STATUTO (1995/96 - 1996/97): Il primo numero 8 ufficiale nella storia della Roma è stato il centrocampista Francesco Statuto, cresciuto calcisticamente nelle giovanili giallorosse e perno del centrocampo di mister Carletto Mazzone. Dotato di un'ottima resistenza e di un buon palleggio in mezzo al campo, Statuto viene mandato inizialmente in prestito a Casertana, Cosenza e Udinese, prima di esordire con la Roma nel 1994. Con i giallorossi Statuto si dimostrerà fin da subito un centrocampista sicuro e affidabile, ma nel momento migliore della carriera una frattura del perone gli sconvolge tutti i piani. Nonostante ciò riesce in 3 stagioni a totalizzare 74 presenze e 2 gol, fino alla cessione in prestito all’Udinese che determina la fine della sua esperienza in giallorosso.

2. CRISTIANO SCAPOLO (1997/98): Con la partenza di Statuto la numero 8 viene data al dimenticabile Cristiano Scapolo, arrivato nel 1997 direttamente dal Bologna. Con i rossoblù il centrocampista era riuscito a mostrare una buona tecnica di base, contribuendo nei suoi due anni con questa maglia alla promozione in serie A del ‘96. Il suo arrivo a Roma era visto come la svolta di una carriera fino a quel momento non eccezionale, ma con i giallorossi l’amore non sboccerà praticamente mai. Sia per l’arrivo di numerosi infortuni che lo tengono fuori per settimane, e sia per la scelta tecnica di Zeman di puntare principalmente su Di Francesco e Tommasi. Dopo una sola stagione condita da solamente 7 presenze e 0 gol, Scapolo viene ceduto definitivamente al Napoli, senza particolare rimpianto di nessuno.

3. DMITRIJ ALENICHEV (1998/99 - gen. 2000): Rimanendo sempre in tema di rimpianto passiamo a un altro giocatore arrivato a Roma per fare fuoco e fiamme fallendo inevitabilmente nel tentativo, il russo Dmitrij Alenichev. Nominato giocatore dell’anno in patria nel 1997, viene acquistato dalla Roma in estate per la bellezza di 12 miliardi di lire. Con la maglia dello Spartak Moska era riuscito, nonostante il fisico gracilino, a farsi notare grazie a dei piedi molto precisi e tanta grinta in mezzo al campo, ma con la Roma le cose non vanno come sperato. Nonostante qualche lampo isolato come il gol del pareggio in Roma-Fiorentina e una tripletta contro il Vitoria Setubal il rendimento del centrocampista sarà molto al di sotto delle aspettative, e non è un caso che dopo un solo anno e mezzo verrà ceduto in prestito al Perugia al posto del giapponese Hidetoshi Nakata. Considerando quello che fece il nipponico qualche anno più tardi, possiamo considerare la sua partenza come la cosa migliore nel suo periodo in giallorosso.

4. HIDETOSHI NAKATA (gen. 2000 - 2000/01): E rimaniamo a parlare di Nakata perché fu proprio il giapponese a ereditare la maglia numero 8 lasciata dal centrocampista russo a gennaio. Per chi non lo conosce basti pensare che è stato candidato per ben 4 volte al pallone d’oro e considerato tuttora come uno dei giocatori asiatici più forti di tutti i tempi. Arrivato in Italia nel Perugia di Gaucci, Nakata dimostra fin da subito un eccezionale tecnica e visione di gioco, soprattutto nel servire palloni ai compagni del reparto offensivo. La Roma di Sensi riesce a prenderlo dopo un lungo tira e molla per ben 30 miliardi, e nonostante un utilizzo prevalentemente da subentrato riesce comunque a risultare determinante. Con la Roma giocherà 40 partite segnando 6 gol, di cui uno d’importanza stratosferica nel pareggio per 2-2 in casa della Juve, che consegnerà nelle mani dei giallorossi il terzo scudetto nella propria storia. Semplicemente indimenticabile.

5. MARCOS ASSUNCAO (2001/02): Con la partenza del giapponese al Parma per ben 60 miliardi di lire la numero 8 viene data al centrocampista brasiliano Marcos Assuncao, prelevato dal Flamengo nel 1999. Nonostante una velocità non eccelsa questo centrocampista brasiliano riusciva a gestire palla con grande maestria, grazie a un'ottima tecnica di base e una precisione sui calci di punizione a dir poco invidiabile. Grazie inoltre ad una buona visione di gioco nei suoi 3 anni alla Roma riesce a regalare numerosi assist e 10 gol in 83 presenze, non lamentandosi praticamente mai e risultando un giocatore sul quale si poteva fare sicuro affidamento. Dopo aver vinto lo scudetto e la Supercoppa, viene ceduto nell’estate del 2002 al Betis Siviglia, dove resterà per ben 5 anni mostrando anche in terra spagnola le sue buonissime qualità.

6. FRANCISCO LIMA (2002/03 - 2003/04): Dopo la cessione del centrocampista brasiliano la numero 8 viene presa da un altro giocatore dello stesso ruolo e nazionalità, che già dal 2001 vestiva la maglia giallorossa: Francisco Lima. Dotato di un'eccezionale velocità tanto da essere soprannominato Duracell da Carlo Zampa, Lima non era molto abile tecnicamente, ma nonostante ciò riuscì con Capello a trovare sempre moltissimo spazio, sia da titolare che da subentrato. Con la Roma infatti totalizza ben 131 presenze in 3 stagioni, non riuscendo però mai a timbrare il cartellino, e segnalandosi per un brutto incidente nel 2003 che portò inizialmente la Roma a valutarne la cessione a titolo gratuito al Kaiserslautern. Nonostante questo spiacevole episodio, l’esperienza a Roma del giocatore si può considerare tutto sommato positiva, seppur con alti e bassi.

7. MATTEO FERRARI (2004/05): In una delle stagioni peggiori nella storia della Roma arriva il difensore Matteo Ferrari dal Parma, dove era riuscito a mettersi in mostra guadagnandosi anche un posto nella nazionale maggiore. Nonostante le buone doti tecniche però il giovane centrale non riesce a prendere le redini della difesa, con i tifosi che non gli perdonano neanche il più piccolo errore considerandolo uno dei protagonisti del momento negativo giallorosso. Dopo un solo anno e 35 presenze viene mandato all’Everton in prestito senza giocare praticamente mai, e al rientro in giallorosso viene provato ulteriormente da Luciano Spalletti che gli concede un'ultima possibilità con questa maglia. Dopo due stagioni discrete con prestazioni positive ed altre rivedibili Ferrari conclude il suo contratto nel 2008, lasciando i colori giallorossi dopo 108 presenze e due gol in tre stagioni.



8. ALBERTO AQUILANI (2005/06 - 2008/09): E passiamo adesso a quello che potenzialmente poteva diventare l’idolo dei tifosi quasi alla pari di Totti e De Rossi, tanto da prendere il soprannome di Principino per la somiglianza fisica con Giuseppe Giannini: sto parlando di Alberto Aquilani. Cresciuto nelle giovanili della Roma, Aquilani viene ceduto in prestito alla Triestina per poi tornare alla base nell’estate del 2004. Nonostante una stagione pessima Aquilani dimostra fin da subito ottime qualità a tutto campo, che gli permisero le stagioni successive di giocare senza problemi sia da regista, che da mezzala e persino trequartista se necessario. Nei suoi primi anni è un titolatissimo della Roma di Spalletti e riesce a vincere con questa maglia due Coppe Italia e una Supercoppa, tutte a discapito dell’Inter di Mancini. Col passare del tempo però numerosi problemi fisici lo tengono fermo per diversi mesi, impedendogli di trovare continuità e rovinandogli gran parte della propria carriera. Alla fine della stagione 2008/09, dopo 149 presenze e 15 gol, Aquilani viene ceduto con molta sofferenza al Liverpool, dove resterà solamente un anno prima di tornare in Italia e girarsi Juve, Milan, Fiorentina e Pescara senza trovare particolare fortuna se non con la maglia viola. Nonostante una carriera tutto sommato dignitosa, è indubbio che almeno da queste parti si possa considerare come un vero e proprio rimpianto, per quello che poteva essere ma che non è stato.

9. ADRIANO (2010/11): Dopo essere rimasta vacante per la stagione 2009/10 la numero 8 viene presa da un giocatore considerato da molti come “il rimpianto” per antonomasia: il brasiliano Adriano. Nei suoi primi anni al Parma e soprattutto all’Inter era senza dubbio tra i migliori attaccanti d’Europa, con una potenza di tiro stratosferica e un fisico imponente difficilissimo da contenere. A 25 anni però, nel pieno della sua maturità calcistica, perde tragicamente il padre e cade in un vortice depressivo dal quale non uscirà più. Dopo alcune esperienze positive in Brasile la Roma decide di acquistarlo per dargli una seconda opportunità, ma nonostante gli enormi sforzi i risultati saranno pessimi. I giallorossi gli affidano un preparatore personalizzato per perdere peso e rimettersi in forma ma il giocatore non riuscirà mai a farsi valere, totalizzando solamente 8 presenze fino a marzo per poi svincolarsi definitivamente e tornare in Brasile per concludere qualche anno più tardi una carriera complicata e difficile.

10. ERIK LAMELA (2011/12 - 2012/13): Con l’arrivo della gestione americana la numero 8 viene affidata al neo acquisto Erik Lamela, prelevato dal River Plate e considerato come uno dei gioielli della nazionale argentina. Nella sua prima stagione in giallorosso, iniziata qualche settimana più tardi per colpa di un infortunio muscolare, Lamela non riesce a trovare la giusta continuità, totalizzando 31 presenze spesso da subentrato e segnando solamente 6 gol. Con l’arrivo in panchina di Zeman però, e il suo classico stile di gioco offensivo, le cose cambiano sensibilmente. L’esterno argentino diventa in poco tempo uno dei migliori di tutto il campionato, abbinando velocità, dribbling e un estro da grande giocatore. Nella sua seconda stagione infatti totalizza ben 15 gol in 36 presenze, alcuni di pregevole fattura, che lo rendono uno dei giocatori più ambiti nel panorama calcistico europeo. A fine anno però, con la sconfitta in Coppa Italia e l’arrivo di Garcia in panchina, la Roma compie una vera e propria rivoluzione, vendendo l’argentino al Tottenham per circa 30 milioni di euro e sostituendolo con il serbo Adem Ljajic, prelevato il giorno successivo dalla Fiorentina.

11. ADEM LJAJIC (2013/14 - 2014/15): Arrivato alla Roma dopo ben 5 stagioni consecutive in maglia viola, Ljajic si rende protagonista di un'annata praticamente identica a quella dell’ex argentino: primo gol segnato dopo pochi minuti, 31 partite giocate di cui spesso da subentrato e 6 gol in totale, il tutto nonostante un'annata decisamente migliore rispetto a quella di Luis Enrique di qualche anno fa. La stagione successiva riesce ad “approfittare” del calo di Gervinho per trovare molto più spazio e continuità di rendimento. Nelle prime giornate infatti riesce a trovare il gol con una facilità disarmante, diventando per lunghi tratti il miglior marcatore stagionale di tutta la squadra grazie a una gran velocità e un cinismo da centravanti vero. Con l’arrivo della crisi di metà stagione però il giocatore non trova più gol e continuità, chiudendo la sua esperienza in giallorosso con 73 presenze e 15 gol per poi andare al Torino insieme a Iago Falque.

12. DIEGO PEROTTI (2015/16 - OGGI): E arriviamo quindi al giocatore che tuttora sta indossando la maglia numero 8: El monito Diego Perotti. Cresciuto calcisticamente nel Siviglia, Perotti viene acquistato dal Genoa prima e dalla Roma poi, dopo la partenza di Gervinho e le prestazioni altalenanti del reparto offensivo. Nonostante il suo ruolo di esterno d’attacco, abile nel dribbling e nel saltare l’uomo, Spalletti decide di metterlo titolare come "falso nueve", formando un trio formidabile insieme a Salah ed El Shaarawy che porterà a ben 8 vittorie consecutive. La stagione dopo, con l’esplosione definitiva di Dzeko, Perotti viene rimesso sulla fascia alternandosi spesso con El Shaarawy, diventando il primo rigorista e segnando 10 gol tra cui quello decisivo nell’ultima sfida di campionato contro il Genoa. Successivamente, causa numerosi problemi fisici, l’argentino comincia a perdere il posto da titolare riuscendo, nonostante tutto, a farsi valere con gol importanti, come quelli con Chelsea e Qarabag e in campionato contro Udinese e Fiorentina. Nelle sue due ultime annate, sempre per lo stesso problema, gioca con sempre meno continuità, rischiando più volte la cessione ma restando aggrappato con le unghie e con i denti ai colori giallorossi. Un comportamento senza dubbio lodevole per un giocatore che umanamente ha sempre voluto dare il massimo alla causa giallorossa. E con 131 presenze e 30 gol, credo che ci possiamo considerare tutto sommato soddisfatti.


Emanuele Grilli




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