La Sfera dei Capricci

La sfera dei capricci: Zaniolo e lo spazio-tempo

Una rubrica di Franco Costantini
Redazione de Il Legionario
inserita 25 giorni fa
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O Sfera che Sublime
del calcio crei l’idioma…
ispirami due rime
(e sempre Daje Roma!)




Juventus Roma 1-0

Poche ore prima della partita, avevo fatto un anagramma “scaramantico” e “apotropaico”:

La Roma si reca su a Torino, dal team bianconero
--->
Risatona amara: ci deruberanno come al solito...

In realtà, la Juve non ha avuto bisogno di rubare: ci ha dominato per 70 minuti su 90, e - se non ci fosse stato Olsen in gran forma - avrebbe potuto vincere (meritatamente) per tre o quattro a zero.

Ovviamente la Juve ha rubacchiato lo stesso: due corner non concessi ai giallorossi, uno inventato a favore della Juve (era rinvio dal fondo), un paio di falli laterali invertiti, tre punizioni indebitamente concesse (l’ultima nel finale, quando Zaniolo è stato punito - e ammonito - per un intervento in realtà pulitissimo). Ma dobbiamo ammetterlo: si tratta di furtarelli ininfluenti; e, per il gioco espresso, la superiorità della Juve è stata nettissima, ben oltre lo striminzito risultato.

Da sottolineare, tra le prove dei singoli, i “disastri” Schick e Santon. Il primo sembrava un ectoplasma impaurito in mezzo a un’orda di agguerriti ghost-busters.
Il secondo ha sulla coscienza il gol decisivo di Mandzukic. Sul cross di De Sciglio, Santon era in anticipo, e si trovava nella situazione ideale per controllare l’avversario. Avrebbe potuto andare deciso incontro alla palla, per mantenere il vantaggio di posizione e respingere d’anticipo; oppure avrebbe potuto andare sull’uomo (alla vecchia maniera) e con una spallata decisa impedirgli la coordinazione necessaria a saltare… Ha scelto invece di aspettare la palla, timidamente, sull’abbassamento della traiettoria, facendosi superare e sovrastare dalla punta bianconera.

Come commento finale, ecco un distico autoironico.


Juve-Roma? Sul campo, dai responsi,
sembrava Barcellona-Poggibonsi.

*

Sfottonari

Dalla conferenza stampa di Spalletti (dopo Chievo Inter 1-1):
«Poi quando loro sparano, devi girare il culo e devi venire a prendere i rimbalzi, devi venire a pulire i rimbalzi. Prima mordi, e poi giri, e vieni a prendere la palla respinta dalla linea difensiva. In questo caso qui le squadre immancabilmente si allungano un po’ perché è lo sviluppo della continua pallata che le fa allungare» (sic).

Qualcuno potrebbe trovare “lacunosa” questa analisi tecnica: manca, ad esempio, una riflessione sulle triangolazioni della supercazzola come se fosse antani... Scherzi a parte: con un po’ di attenzione, si può arrivare a decrittare ciò che Spalletti intendeva significare. Voleva dire che il pressing alto, a volte, costringe gli avversari a scavalcare il centrocampo con palle lunghe; il che comporta continui dietrofront della squadra che fa pressing; e questo rende difficile mantenere la squadra corta. Peccato che il concetto (anche dopo essere stato tradotto in italiano comprensibile) rimanga un concetto sbagliato. Fin dai tempi della Ternana di Corrado Viciani (anni Sessanta), il calcio ha dimostrato - sul campo - che tenere la squadra “corta” è possibile SEMPRE.

Ad ogni modo, ecco una traduzione in ottonari della disamina spallettiana. Paradossalmente, la riduzione in versi rende il discorso tecnico più comprensibile.


«Loro sparano e tu lesto
prima mordi e dopo giri,
giri il culo e vieni presto
a beccar respinti tiri».

«Se continua è la pallata
allungare fa le squadre»,
disse “Fulgida Pelata”.
Chi capì? Nemmen sua madre…

(E Viciani, nella tomba,
di sconforto par soccomba)

*

Roma Sassuolo 3-1

Non esulto più di tanto per questa vittoria: secondo me, abbiamo avuto parecchia fortuna. Si pensi ad esempio al “tentato autogol” di Schick (prestazione meno disastrosa del solito, ma sempre insufficiente, nonostante la rete e il rigore procurato). Il goffo tocco svirgolato del centravanti impatta la traversa e rimbalza dentro la porta. O meglio: “quasi” dentro; per un millimetro (non di più) la palla non varca interamente la linea.
Anche il rigore concesso ai giallorossi è stato generoso e fortunato. Insomma: ben vengano i tre punti, ma i problemi della Roma sono tutt’altro che risolti.

“DiFra” insiste nel sostituire Zaniolo nel finale: eppure il ragazzo è giovane, e di benzina ne avrebbe anche per 180 minuti. Sta di fatto che entra Pastore e la Roma scompare (e prende gol).

È proprio Zaniolo, comunque, la vera nota lieta di questa gara. Il suo gol è un prodigio dialettico, che testimonia una classe cristallina ed annuncia un futuro campione.
Prima la rabbia guerriera della corsa, e poi la calma zen dell’attesa. I secondi scorrono a due diverse velocità, e Nicolò sembra il padrone assoluto dello spazio-tempo. Progressione furiosa per arrivare alla linea di fondo, velocissimo arresto con virata improvvisa, la finta e… ecco, il tempo rallenta, e Nicolò lo domina: si deve attendere che la legge di gravità faccia il suo corso; che portiere e difensore - sbilanciati dalla finta - cadano al suolo. E, infine, il tocco morbido che plasma materia e verità: illuminante e impietoso come un aforisma di Cioran, equo come una sentenza di Salomone.


Per dirla in endecasillabi:

Furia guerriera in impeto d’affondo,
placida calma di colui che attende,
morbido tocco per plasmare il mondo:
Zaniolo prende il volo e ci sorprende.

*

L’anagramma della settimana

Ecco un gioco semplice (ma geniale) del mio amico “Nelli”:

Zaniolo —> Lazio? No!


Franco Costantini



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