La Sfera dei Capricci

La sfera dei capricci: Dr. Dzeko & Mr. Edin

Una rubrica di Franco Costantini
Redazione de Il Legionario
inserita 9 mesi fa
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10:00
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O Sfera che Sublime
del calcio crei l’idioma…
ispirami due rime
(e sempre Daje Roma!)



Dottor Dzeko & Mister Edin. Ovvero Dr. Jekyll e Mr. Hyde.
Il nostro centravanti (e con lui tutta la Roma) pare oscillare in una altalena di schizofrenia.
Contro la Spal, Dzeko sembrava un vecchio soprammobile kitsch: del tutto fermo, e brutto a vedersi da ogni angolazione…
Contro il Cska, altro che soprammobile! Edin si è trasformato in un agilissimo e determinato Lupo Alfa, pronto a guidare il branco e a sbranare ogni nemico.
Non sono uno psichiatra, e non vorrei addentrarmi in “analisi” che non mi competono. Ma sono un anagrammista; e dunque commento così:


Se prima arriva il Male, dopo ecco il Bene
—>
L’AS Roma eccede in “voli”: mi pare bipolare!


*

Roma Spal 0-2


Sul primo tempo non ho nulla da dire: per dieci undicesimi, la squadra giallorossa ha girato bene. Ha tirato in porta ben sette volte, mentre i ferraresi hanno concluso nello specchio soltanto una volta, e solo grazie al rigore…
Peccato per… l’undicesimo undicesimo: ovvero il centravanti in amnesia. Dzeko si mangia l’impossibile, dimenticando tutto: la propria nobiltà, la propria forza, e persino la tecnica di base.
Nel secondo tempo, invece, ho visto un disastro complessivo. Non solo in Dzeko (che ha continuato nei suoi aberranti errori sotto rete; goffissima la sua conclusione sull’assist del Faraone) ma in tutta la squadra: troppo statica, troppo nervosa, troppo insicura.

A fine partita, il mio amico Carletto mi manda un messaggio provocatorio. In endecasillabi.


«Dicci, dicci, di questa Roma dicci
nella tua amena Sfera dei Capricci»

E io gli ho risposto d’istinto con la seguente quartina:

«L’hai visto pure tu, se non sei cieco,
quanto giocar da pippa possa Dzeko.
(Raggiunse la pippaggine i suoi culmini:
cinque gol si è mangiato, Dio lo fulmini!)

Ma è giusto concludere sportivamente questo paragrafo, con un anagramma che renda il doveroso omaggio agli avversari: i ferraresi hanno disputato una gara esemplare per organizzazione, dedizione e spirito di squadra.

Società Polisportiva Ars et Labor
—>
I caparbi. E il vostro posto resta l’A!


*

Roma Cska 3-0

I russi avevano appena battuto il Real Madrid. E dunque - almeno sulla carta - il match si presentava ben più ostico di quello contro la Spal.
Ma, nel passaggio dal Campionato alla Champions, la Roma compie una trasformazione che ricorda quella di Bruce Banner in Hulk: e il Cska viene disintegrato.
I giallorossi hanno sofferto solo per un terzo della gara: i primi dieci minuti, e i venti minuti successivi al gol del 3-0 (ma quest’ultima flessione, considerando il punteggio e il valore dell’avversario, è comprensibile).
All’inizio temevo che in campo ci fosse il solito innocuo “dottor Dzeko”, incapace di pungere (quando ha provato un tiro di controbalzo, su servizio di El Shaarawy, ne è uscito fuori un disarmonico e impacciato passaggio al portiere; e credo di avere stabilito un record mondiale di imprecazioni irriferibili). Ma ecco spuntare l’anima cattiva di “Mister Edin”: due gol, un assist, grinta da vendere fino al novantesimo. Per dirla in distico:


Quand’urlo, impreco e rischio la raucêdin…
si muta il dottor Dzeko in Mister Edin!

*

Divagazione: la parabola di Catzmenefotl

Circa otto secoli fa, la tribù dei valorosi Mexica (progenitori degli Aztechi) era governata dal re Palotaotl. Presso i Mexica, fondatori della mitica città di Aztlan, si praticava l’antropofagia rituale: si credeva, ad esempio, che mangiando il cuore di un ardito… se ne sarebbe acquisito il coraggio.
I fratelli Manninkulatl e Catzmenefotl erano tra i più valorosi guerrieri Mexica. In una battaglia contro i Tepanechi di Azcapotzalco, presso Chapultepec, Manninkulatl uccise da solo 400 nemici, senza riportare nemmeno un graffio. Anche il fratello Catzmenefotl compì prodigi di valore, ma si fermò a quota 300 nemici abbattuti…
Fu così Manninkulatl ad attirare più di ogni altro le attenzioni del proprio Re: Palotaotl lo convocò, gli fece mille complimenti, e poi lo sacrificò al dio Tezcatlipoca, avendo l’accortezza di tenere per sé il cuore del grande guerriero. La leggenda dice che se lo mangiò crudo, senza nemmeno - che so - un filo d’olio o qualche seme di coriandolo.

Alla battaglia successiva, però, furono i Tepanechi di Azcapotzalco a vincere. Per qualche misterioso motivo, tutti i grandi guerrieri Mexica combatterono al di sotto delle aspettative. Lo stesso fratello minore di Manninkulatl, il giovane e fortissimo Catzmenefotl, sembrò fare SOLTANTO il minimo indispensabile per sopravvivere.
L’espansione dei Mexica ebbe un brusco arresto. E l’impero Azteco nacque e brillò glorioso solo qualche decennio dopo, quando i loro Re cessarono di sacrificare i propri stessi guerrieri.

Sia chiaro, questa è una parabola. Non deve essere VERA, ma solo VEROSIMILE. La sua funzione non è di essere fedele alla storia, ma di apportare un insegnamento morale.
E a questo proposito: immaginate una qualsiasi entità sociale (uno Stato, una parrocchia, un circolo di bridge) in cui i migliori elementi siano metodicamente sacrificati (non importa se a un Dio Atzeco o al Dio Denaro). È possibile - mi chiedo - che i membri rimasti soffrano di “prestazioni altalenanti”?
A voi la risposta. Per me è già stato faticoso porre la domanda…


*

Satira in anagrammi

1. Alla ricerca (vana) di obiettività
Niente. Mi sforzo di essere obiettivo. Come nel seguente anagramma:
Icardi, gol al novantaduesimo:
—>
Inter già comanda sul “Diavolo”

Ma l’obiettività per me è una chimera. È la passione che mi domina. E infatti sento il bisogno di aggiungere quanto segue:
«Nel derby tifavo Milan! Perché odio Spalletti! (Solo per una ragione, sia chiaro: per il trattamento ingrato, ipocrita e vile che riservò al Mio Capitano)».


2. Internazionalizzazione dei nomignoli
Il CdS riporta la notizia che sul sito del Manchester United è apparso un articolo (poi cancellato) in cui gli avversari dei Red Devils in Champions sono presentati senza alcuna pietà: «La chiamano Rubentus», si dice in quel testo…
Da cui il seguente anagrammuccio:

Buona pagina là, al sito “Machester U.”
—>
La nota spiega: «La chiamano Rubentus»


3. Parola d’ordine
Vendere “Cencio”, anche nell’ipotesi di allettanti plusvalenze, sarebbe per me un gravissimo errore: il giovane turco può davvero diventare un top player. Spero che questo anagramma si erga… a imperativo categorico.
Noo! a la vendita di Under
—>
Un vano delirante addio


Franco Costantini


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