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La partita più triste nella storia della Roma (con video)

di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita un mese fa
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Dopo la bellissima vittoria interna con il Dundee e la fine di un campionato da protagonisti concluso a soli due punti dalla vincitrice Juve, è tempo per la tanto temuta finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, da disputare il 30 maggio 1984. L'attesa per i tifosi è snervante, è un appuntamento storico e lo sanno bene, una cosa che soprattutto a Roma difficilmente si potrà rivedere in poco tempo. I biglietti vengono polverizzati in pochissimo tempo, e pensate addirittura che dei 70.000 tifosi presenti allo stadio molti sono entrati ben 8 ore prima dell'inizio del match. Nel pomeriggio bandiere giallorosse sventolano per tutta la città, con milioni di persone raccolte addosso alla Roma per spingerla alla conquista di un trofeo incredibile, a lungo sognato e adesso a portata di mano, oltretutto nel proprio stadio. Ma prima di parlare della partita, facciamo una veloce analisi degli avversari inglesi della Roma.





PRESENTAZIONE AVVERSARI
Il Liverpool arriva a Roma dopo un percorso di assoluto rispetto, rinforzato oltretutto da una storia che la vedeva nei precedenti 12 anni vincitrice di 8 campionati inglesi, 4 coppe inglesi e una Supercoppa, 2 coppe uefa, una Supercoppa europea e anche la bellezza di tre Coppe dei Campioni. Tutto il contrario della Roma di Liedholm, che come già detto nello scorso video era alla prima effettiva partecipazione a questa competizione.

LA PARTITA
La Roma si presenta alla Finale con il consueto 4-3-1-2 che vedeva Tancredi in porta, il quartetto di difesa formato da Nappi, Nela, Righetti e Bonetti, un centrocampo a tre con Cerezo, Di Bartolomei in cabina di regia e Falcao recuperato all'ultimo, davanti dietro le punte Pruzzo e Graziani il solito Bruno Conti. Uniche assenze di lusso, per squalifica e infortunio, Maldera e Carlo Ancelotti.
La partita inizia e l'emozione tra i tifosi cresce sempre di più, minuto dopo minuto. La Roma preme subito sull'acceleratore, cercando di mettere la partita sui propri binari, ma il Liverpool si difende ordinatamente. Al 14' arriva il primo vero grande episodio della partita: Johnston crossa in area, Tancredi vola per prendere la palla ma nella caduta viene colpito da Whelan, perdendo cosi il contatto con il pallone. Esce fuori una mischia fuoribonda risolta dal destro di Neal che porta gli ospiti in vantaggio, tra le proteste di tutti per un episodio che tuttora fa molto discutere e che purtroppo risulterà determinante ai fini del risultato. La Roma è colpita nell'orgoglio, non si aspettava questo gol, soprattutto per come aveva preparato la partita nei primi minuti. Ma ancora ci sono 75 minuti, e tutto può essere cambiato. Ed infatti al 44' del primo tempo arriva il pareggio giallorosso con la firma del solito bomber Roberto Pruzzo, un gol meraviglioso che vede una torsione magistrale dell'attaccante che stacca di testa e disegna una parabola imprendibile per il portiere Grobbelaar. Il pareggio era quello che serviva ai padroni di casa, per riequilibrare la partita e gettare tutte le proprie forze nel secondo tempo. Nei restanti 45 minuti però la difesa inglese non si fa sorprendere, e non bastano le grandi occasioni sui piedi di Nela al 76' e di Di Bartolomei al 111' per raggiungere la tanto agogniata vittoria della Finale. E quindi, dopo 120 minuti combattutissimi e per la prima volta nella storia della competizione, si va ai calci di rigore. Non una buona notizia per i giallorossi, che non possono contare sui rigoristi Ancelotti, Maldera, Pruzzo e Cerezo, oltre a Falcao che si rifiuterà di tirare il rigore per il riacutarsi di un dolore al ginocchio sopportato a fatica per tutta la partita.

SERIE DEI RIGORI:
Ad iniziare sono proprio gli ospiti inglesi, e sul dischetto va il difensore Steve Nicol. La rincorsa fa già capire che il tiro non sarà dei migliori, ed infatti la palla volerà alta sopra la traversa per la gioia dei padroni di casa.
Il primo tiro per i giallorossi è invece assegnato a Di Bartolomei, che dimostra una freddezza incredibile e segna con facilità il gol che porta in vantaggio i padroni di casa.
Il secondo tiro inglese viene affidato al terzino Phil Neal, che questa volta spiazza Tancredi e segna con il destro il primo gol per il Liverpool.
Per la Roma adesso tocca a Bruno Conti, e qui inizierà lo show del portiere Grobbelaar, che inizierà a ballare come un ubriaco per far perdere la concentrazione ai tiratori giallorossi. Il ballo purtroppo per noi porta subito i suoi frutti, perchè Bruno Conti colpisce male la palla e la spedisce di molto sopra la traversa. Tutto è quindi da rifare.
Sul dischetto stavolta va il bomber Souness, che dimostra nervi saldi e tira una bordata che si infila all'incrocio dei pali, un bel rischio soprattutto se consideriamo il tentativo precedente fallito da Bruno Conti.
In tutta risposta la Roma porta Righetti sul punto di battuta, e il difensore riesce a spiazzare il portiere con un bel destro angolato e preciso. Si rimane quindi in parità.
Il quarto tiro viene affidato all'altro centravanti Rush che nonostante le tante energie spese ha ancora la forza per segnare con precisione il conseguente rigore, spiazzando Tancredi che anche questa volta sbaglia l'angolo di tiro.
Per la Roma è arrivato il momento di Ciccio Graziani, autore di diversi gol tra sedicesimi e semifinale ma rimasto all'asciutto per la finale col Liverpool. Il rigore è l'occasione ideale per rifarsi, ma purtroppo per noi il Dio del Calcio non tifa Roma, e la palla si stampa sulla traversa per poi finire fuori. Una terribile sensazione di vuoto aleggia in tutto lo stadio, e nessuno ormai spera più che la palla di Kennedy possa andare fuori. Il gol infatti arriva e la Roma perde tra la disperazione di tutti la sua prima e tuttora unica finale di Coppa dei Campioni, dimostrando che le sconfitte ai rigori sono decisamente più terribili di una sconfitta nei primi 90 minuti.

Emanuele Grilli


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