Approfondimenti

La mancata eleganza del déjà vu

a cura di Antonio Pastore
Redazione de Il Legionario
inserita 10 mesi fa
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Ogni anno si rivive lo stesso momento: cambiano allenatori, società, giocatori, preparatori atletici e dirigenti. Ma cosa cambia realmente? Nulla. Ci si potrebbe chiedere lecitamente a cosa siano dovuti questi completi blackout: si potrebbe spaziare dalla mentalità all’ambiente fino alla pochezza tecnica di alcuni protagonisti. Forse però si sottovaluta un po’ troppo il tessuto umano degli interpreti.

Da anni è stata portata avanti la politica dell’eleganza e della superiorità: non si vedono dirigenti a fine partita; gli allenatori invece parlano con rispetto e paura degli errori arbitrali, che possono accadere sì, ma che dovrebbero essere limitati sempre di più grazie all’utilizzo della VAR; ma soprattutto si vedono persone che vestono i nostri colori e dovrebbero riempire di sudore la nostra maglia, limitarsi a discutere e colloquiare amichevolmente, ringraziare ed annuire nei confronti del direttore di gara che sia per un cartellino giallo inventato o per un calcio di rigore quantomeno dubbio assegnato alla squadra avversaria. Cambierebbe qualcosa un approccio diverso? Probabilmente no, ma perché non provarci?

Quella romanista è una tifoseria particolare. Giocatori non certamente di alto livello tecnico, sono divenuti simboli di questi tifosi solo e soltanto (e non è per nulla poco, intendiamoci) per la tigna e la voglia di onorare la maglia a prescindere da doppi passi, colpi di tacco e tiri all’incrocio. Perché dopo il rigore concesso ieri sera nessuno dei calciatori ha ricordato al giudice di gara che chi ha commesso il fallo era già ammonito e doveva essere espulso? Sarebbe cambiato qualcosa? Forse no, forse.

Questa eleganza porta a qualcosa? Forse ad una squadra che è già temuta e riconosciuta sì. Ma non alla Roma. Il calcio è un gioco sporco e il primo passo per essere quantomeno rispettati da tutti è essere forti, forti di testa, non all’interno della squadra ma all’esterno. Se solo si pensa che ci sono determinate squadre che come motto hanno: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”; frase lontana dal nostro pensiero, dal nostro amore e dalla nostra passione. Speriamo che all’esterno capiscano che per noi tifosi della Roma vincere non è la cosa più importante e mai lo sarà. La cosa più importante è ricevere il rispetto di tutti, e questo si ottiene soltanto con la difesa dei nostri colori, a tutti i costi.

Chi tifa Roma non perde mai e camminerà sempre con la schiena dritta, sempre. Ma permetteteci di camminare con lo sguardo rivolto verso l’alto, se pur con gli occhi gonfi di lacrime, pensando ad una squadra che ha lasciato fino all’ultima goccia di sudore su quel maledetto rettangolo verde.


Antonio Pastore


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