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L’operazione incompiuta di Mr. Pallotta

La Roma targata USA era nata con bel altre prospettive ed entusiasmi
Redazione de Il Legionario
inserita un anno fa
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15:00
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(di Orazio Pennacchioni) - Dopo questi anni targati U.S.A., che hanno visto la ASRoma passare di mano da una gestione familiare ad una manageriale, c’è chi ha rivaluto Rosella Sensi. L’indimenticato Franco Sensi per i nostri colori ha dilapidato un patrimonio vero, allo scopo di creare una grande Roma. Certamente Sensi ha fatto degli sbagli e ha davvero speso tanti miliardi per portare a Trigoria gente come Batistuta, Cassano, Emerson, Capello e via dicendo che avrebbero potuto (e dovuto) vincere qualcosa di più. La sua scomparsa ha visto la figlia prendere in mano quel che rimaneva della gestione paterna e cercare di salvare quanto rimaneva del capitale della sua famiglia, tentando, nel contempo, di sanare una situazione debitoria certamente non proprio auspicabile per nessuno. Anche la Sensi ha commesso errori (tanti) ma, almeno, ha cercato con pochi mezzi di salvare capra e cavoli senza tradire gli insegnamenti del padre.
Sappiamo bene come sono andate le trattative intavolate per cedere la Roma (Unicredit, Soros, i fantomatici sceicchi, Tacopina ect) e stendiamo un velo pietoso su una vicenda che avrebbe potuto prendere un altro corso. Fatto sta che la nuova Roma targata U.S.A. era nata con bel altre prospettive e con altri entusiasmi, che il popolo giallorosso sognante riponeva sulla società. Quasi tutti, infatti, pensavano che non potesse esserci nulla di peggio della gestione Rosella Sensi, ma, se tracciamo un macrobilancio alla data di oggi, possiamo dire che ci si sbagliava.
La società americana, certamente avvezza al marketing e a tutte le strategie connesse ideate e monitorate da un management di esperti, ha decisamente fallito su tutta la linea, nonostante tutti i benefit che il creditore di allora (Unicredit) ha avuto modo di concedere.
Comunicazione infelice ed inopportuna, addirittura assente nei momenti topici, assenza di un main sponsor con conseguenti mancate entrate finanziarie, lotte intestine per il potere, incompatibilità, scelte errate in sede di mercato e via dicendo, hanno determinato il fatto che la Roma targata U.S.A. non ha vinto proprio nulla e la società si è vista bloccata dalle pastoie politiche e burocratiche  per la costruzione di uno stadio di proprietà che pare essere l’unico vero obiettivo di Mr. Pallotta.
Se il futuro delle società di calcio è quello di essere solo veicoli promozionali di grandi holding mondiali (se non sono sceicchi, sono cinesi) gestite attraverso conference call e poco più, quello che in Italia era definito come il ‘gioco più bello del mondo’, si trasformerà ben presto in una App che somiglierà sempre di più al Fantacalcio che non a 90 minuti di sudore e pathos da vivere riscaldandosi con un Borghetti tra le mani.
Tornando alla nostra Roma, il caos regna sovrano e a Trigoria pare che nessuno si stia rendendo  conto che la corrazzata Juventus ha aumentato il range  di distacco con le altre pseudo concorrenti, che la innalza ancor di più nel  ruolo di ammazza campionato che ha avuto in questi ultimi 5 anni.
Vale ancora la pena di seguire quella che un tempo fu ‘la Magica’ e che faceva battere forte il cuore ad una punizione di Di Bartolomei o ad una magia di Paulo Roberto Falcao?

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