Approfondimenti

Juve Roma 2-2 Il pareggio che valse lo Scudetto (con video)

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 4 mesi fa
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Quando si inizia a parlare della storia di un determinato campionato, si tende spesso e volentieri a considerare una determinata partita come decisiva per la vittoria del trofeo. Un concetto che può essere giusto solo in parte, perché se è vero che alcune partite sono rimaste nella storia per il loro risultato finale, è innegabile che non si può riassumere la vittoria di un titolo in soli 90 minuti di gioco. In questo caso però parliamo di una partita a dir poco incredibile, che mai come in quel momento ha fatto capire ai tifosi giallorossi che l’obiettivo era possibile, che il sogno era realizzabile e che, soprattutto, il Dio del calcio per una volta era dalla nostra parte. Questo è il racconto di Juve-Roma 2-2, il pareggio che valse uno Scudetto.

Siamo nell’estate del nuovo millennio, un periodo in cui essere italiani ma soprattutto romanisti non era la cosa migliore. In poche settimane infatti si sono susseguiti la vittoria dello scudetto dei cugini biancocelesti e la sconfitta della Nazionale in finale di Europeo, grazie a un Golden gol di David Trezeguet nei tempi supplementari. Se a questo aggiungiamo i successi laziali in Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea, è comprensibile che sulla sponda giallorossa l’umore non sia dei migliori. La Roma di Franco Sensi infatti non è ancora riuscita a trovare la giusta continuità, con l’ultimo trofeo che risale addirittura al 1991, quando il tedesco volante Rudi Voeller riuscì a far vincere la Coppa Italia ai danni della Sampdoria. Il patron giallorosso è il primo a soffrire questa situazione, essendo non solo proprietario ma anche tifoso, e decide che è arrivato il momento di cambiare le cose, con la piena conferma in panchina di Fabio Capello e rinforzi mirati su ogni reparto. In difesa arrivano il terzino Zebina e l’esperto centrale Walter Samuel, a centrocampo arriva il brasiliano Emerson che salterà buona parte della stagione per un brutto infortunio muscolare, mentre davanti arriva il bomber argentino Gabriel Batistuta, preso a 31 anni dalla Fiorentina per l’incredibile cifra di 70 miliardi di lire. Un prezzo che tra l’altro lo ha reso per ben 18 anni il giocatore over 30 più costoso di sempre, prima dell’arrivo in Italia di un certo Cristiano Ronaldo. Questi acquisti resero in poco tempo la Roma una seria candidata alla conquista del titolo, insieme ovviamente ai campioni in carica della Lazio e all’onnipresente Juventus di Carlo Ancelotti. I biancocelesti dal canto loro si sono rinforzati con l’acquisto del centravanti Hernan Crespo, mentre i bianconeri si sono portati a casa proprio il giocatore che ha distrutto la Nazionale, il francese David Trezeguet.

Inizia quindi il campionato e fin dalle prime battute si capisce quali squadre lotteranno per il titolo, con le due milanesi che ancora sembrano indietro sotto tanti punti di vista. La Roma parte subito forte, conquistandosi la vetta in poco tempo e mostrando una continuità superiore rispetto alle concorrenti, grazie a una difesa solidissima con gli esperti Samuel e Aldair e un attacco straordinario che si permette il lusso di avere uno tra Montella e Delvecchio in panchina. La Lazio nonostante un buon percorso accusa il colpo dell’annuncio anticipato di Eriksson di allenare l’Inghilterra e perde punti importanti, mentre a Torino sponda bianconera l’ambiente non sembra aver legato con l’allenatore, accusato spesso dai tifosi di non fare le scelte più giuste. I giallorossi ne approfittano subito e si laureano facilmente campioni d’inverno, riuscendo nel corso della stagione ad avere un distacco di ben 6 punti dalla seconda in classifica. Il 29 aprile 2001 la Juve si ferma incredibilmente in casa contro il Lecce, e nel posticipo serale con la Lazio la Roma ha una grande opportunità di andare a +8, a poche giornate dal termine. In un clima a dir poco infuocato la partita si mette subito bene, con i giallorossi che vanno sul doppio vantaggio grazie ai gol di Marco Delvecchio e del Re Leone Gabriel Batistuta, ma a pochi minuti dal termine accade l’impensabile. Al 78’ Nedved accorcia le distanze con un sinistro all’incrocio dei pali, mentre al 95’ sull’ultima azione di gioco l’argentino Castroman pareggia il risultato: 2-2 e occasione buttata alle ortiche. Pochi giorni dopo una sentenza della corte federale della FIGC abbatte definitivamente il muro degli extracomunitari, permettendo a tutte le squadre di schierarne in campo quanti essi ne vogliano. Un cambiamento voluto principalmente per premiare le qualità dei giocatori e non la propria nazionalità, e che vide tra i principali club promotori proprio la Lazio di Sergio Cragnotti. Segnatevi questo appunto, che ci servirà più tardi…



Il 6 maggio 2001, precisamente una settimana dopo il derby pareggiato 2-2, la Roma è di scena al Delle Alpi contro la Juve. La classifica in quel momento vede i giallorossi a 63 punti, seguiti da Juve a 57 e Lazio a 56, e non è un caso che questa sfida venga vista fin da subito come decisiva per l’apertura o chiusura della lotta scudetto. I giallorossi si schierano in campo con un 3-4-1-2 con Antonioli in porta, Zebina, Samuel e Aldair in difesa, Cafu, Tommasi, Zanetti e Candela a centrocampo e davanti Francesco Totti dietro il duo d’attacco formato da Marco Delvecchio e Gabriel Batistuta. I bianconeri rispondono con un 4-3-1-2 con Van Der Sar in porta, Tudor, Juliano, Montero e Pessotto in difesa, Zambrotta, Tacchinardi e Davids a centrocampo e davanti il talento di Zidane dietro le due punte Del Piero e Pippo Inzaghi. Di fronte a loro la bellezza di 65.000 spettatori, di cui ben 10.000 giallorossi che vanno ben oltre i 3900 biglietti disponibili per il settore ospiti. In pochi però avrebbero potuto immaginare quello che sarebbe successo sul campo, in un primo tempo che diventa fin da subito un autentico incubo. Al 4’ minuto infatti sblocca il risultato Alex Del Piero con un bel colpo di testa su uscita a vuoto di Antonioli, mentre solamente due minuti dopo ci pensa Zinedine Zidane, con un destro potentissimo, ad affettare la difesa e segnare il gol del raddoppio. Per la Roma la botta è tremenda: è come aver preso due ganci di fila in un incontro di boxe, senza avere la possibilità di anticiparli. I giallorossi tentano di reagire al 12’ con un tiro potente di Francesco Totti, parato però dal portiere con discreta facilità, mentre al 16’ recriminano per un colpo subito da Delvecchio in area di rigore, giudicato regolare dall’arbitro Braschi con non poche perplessità degli uomini di Capello. La Juve però non vuole restare a guardare, e va vicina al 3-0 in più occasioni: prima con un tiro potente di Zambrotta, poi con un tocco in area di Edgar Davids su papera clamorosa di Antonioli, che avrebbe definitivamente chiuso la partita.

A fine primo tempo il risultato è di 2-0, con la Juve totalmente in controllo del match sotto ogni punto di vista, sia tecnico che mentale. Capello prova a strigliare i suoi togliendo uno stanco Delvecchio per l’aeroplanino Vincenzo Montella, e la squadra sembra subito reagire bene. Al 51’ ci prova Candela con un bel tiro da fuori, parato con non poche difficoltà da Van Der Sar, mentre 5 minuti dopo risponde ancora Zambrotta con un bolide che sfiora l’incrocio dei pali. La partita è molto serrata e combattuta, con la Roma che cerca di tornare in gioco sapendo che ogni piccolo errore potrebbe risultare fatale. La Juve dal canto suo non sembra soffrire particolarmente, forte della grande lucidità mentale dei suoi uomini migliori. Al 60’ Capello si rende protagonista di una scelta coraggiosissima: fuori uno spento Francesco Totti e dentro il giapponese Nakata, con il capitano che non prende particolarmente bene la scelta del suo mister. 7 minuti dopo la Roma rischia ancora di subire il gol del ko, con Zebina che perde una palla sanguinosa, e Inzaghi che però non ne riesce ad approfittare, facendosi anticipare un attimo prima della conclusione. I minuti passano e il risultato non sembra sbloccarsi, e si arriva al quarto d’ora finale con un doppio vantaggio mai messo in discussione. Al 79’ però, in maniera quasi casuale, arriva l’episodio che cambia la partita: la Juve sta controllando palla a centrocampo senza troppa difficoltà, quando a un certo punto Tacchinardi si fa anticipare il pallone da un velocissimo Nakata. Il giapponese arriva fino al limite dell’area ed esplode un bolide di destro che si insacca all’incrocio dei pali: 2-1 e partita riaperta all’improvviso, con uno scenario che inizia a diventare vagamente familiare dalle parti giallorosse. I bianconeri accusano il colpo, non si aspettavano di vedersi dimezzare lo svantaggio, e Ancelotti decide di correre ai ripari: fuori un ammonito Juliano per l’esperto Ciro Ferrara, a difendere un risultato a dir poco importante.

Si arriva quindi al 90’ con la Roma che prova il tutto per tutto alla ricerca di una rimonta a dir poco clamorosa, sia per il poco minutaggio che per il gioco espresso in campo per gran parte della partita. Ad un certo punto viene servito un pallone lateralmente a Candela che decide di provare il cross immediato: la palla però viene subito ribattuta e ritorna sui piedi del francese, che decide allora di servirla all’accorrente Nakata. Il passaggio è una sorta di preghiera, come a dire “riprovaci, tira fuori la giocata”, e il giapponese non se lo fa ripetere due volte. Tiro potente con il destro, respinta maldestra di Van Der Sar e ribattuta finale di Montella in acrobazia: 2-2 e settore ospiti letteralmente in deliro. È il gol del pareggio giallorosso, è il gol che permette alla Roma sia di andare in vantaggio negli scontri diretti e sia di rimanere a +6 in classifica, con la Juve che viene addirittura superata dalla Lazio a 59 punti. La classica partita in cui anche il destino decide di accorrere in tuo soccorso, e ti fa capire che se deve essere il tuo anno, non ci sono squadre o tifosi che possano impedirti di raggiungere il tuo sogno. Questa però, come vi ho insegnato da tempo sul mio canale, è un'altra storia…


Emanuele Grilli



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