Il diario di Francesco
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Last year on Earth - Il diario di Francesco

1. Prologo - Roma, 26 giugno 2016; 2. Roma, 7 luglio 2016
Redazione de Il Legionario
inserita 11 mesi fa
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Qualche anno fa, entrando in una libreria di zona, la mia attenzione fu colpita da un libro all’epoca sconosciuto ma che sarebbe diventato poi uno dei miei preferiti, forse quello che ho letto più volte in assoluto: si trattava di Febbre a 90°, o meglio Fever Pitch, il capolavoro di Nick Hornby. Ho sempre avuto il desiderio di scrivere qualcosa che anche solo lontanamente somigliasse a quella pietra miliare della letteratura sportiva, ma ho ben presenti le difficoltà e soprattutto l’esperienza necessaria per poter affrontare un percorso del genere: mi accontento quindi di provarci per una singola stagione.

La stagione in questione è quella che sta per iniziare, e per chiunque sia tifoso della Roma è l’ultima di un’era che ha un nome e un cognome ben precisi: Francesco Totti. Cosa sia Francesco per me non è semplice da spiegare, probabilmente neanche con tutto il tempo del mondo e il miglior paroliere a disposizione ci riuscirei. È utile a tal proposito partire da una premessa però: sono nato il 14 settembre del 1994, esattamente 10 giorni dopo il primo gol di Francesco con l’unica maglia che ha sempre indossato (Roma-Foggia 1-1). Questo significa, oltre al fatto che il 10 è anche il suo numero per chi volesse trovare un collegamento con la numerologia, che per me la Roma è sempre stata Francesco Totti, e Francesco Totti è sempre stato la Roma. Certo, conosco le gesta di tutti quelli venuti prima di lui grazie ai racconti e ai ricordi di chi mi ha cresciuto, ma un conto è sentir parlare di un giocatore, un altro poterlo apprezzare dal vivo in ogni suo minimo gesto.

Francesco, riducendo il concetto all’osso, per me è il migliore che sia mai esistito: so che questo non è condiviso da molti tifosi avversari (e inspiegabilmente anche da qualche tifoso giallorosso), ma dovreste mettervi nei nostri panni quando parliamo di Lui. Il valore tecnico non si discute, chi lo fa non merita il privilegio di averlo visto giocare: il fatto è che lui rappresenta quello che tutti noi sognamo fin da piccoli, e cioè giocare con la propria squadra del cuore, diventarne capitano e simbolo, battere ogni tipo di record… Troppe cose anche solo da pensare, ma che lui ha reso possibili con una carriera incredibile. Non sono così sicuro di scherzare quando lo paragono ad una divinità nei discorsi con gli amici: sono riuscito ad incontrarlo nel marzo 2013, poco più che diciottenne, e l’unico ricordo che ho lucido dell’occasione è un’emozione fortissima, la percezione del suo carisma e della leggenda che avevo davanti. A malapena sono riuscito a trovare le parole per chiedergli di scattare una foto, mentre ammiravo in silenzio questa figura che tanto ci ha donato nel corso degli anni. Siate indulgenti quindi con chi scrive e con chi come me lo venera: sappiamo che chi ha visto giocare i vari Falcao, Conti, Di Bartolomei e via dicendo era sicuro di non poter assistere in seguito a niente di più grande; sappiamo anche però che nessuno di loro è paragonabile alla storia e alla leggenda che è stato e che continua ad essere Francesco Totti.

Scrivere questo diario diventa quindi una sorta di sfogo personale, un raccoglitore di pensieri per cercare di riordinare tutto quello che succederà in questo lungo anno e per non perdere nulla degli ultimi attimi della carriera di questa persona straordinaria che è Francesco. Ripeto, per non far rimanere male nessuno: non cerco un punto di vista obiettivo, con Lui mi riesce difficile trovarlo. Cercherò certamente di essere il più distaccato possibile, ma sicuramente ci saranno dei passi che provocheranno fastidio a chi li legge e non riesce ad immedesimarsi nella mia, anzi nella nostra, situazione. Intanto grazie Francesco, perché per me tu sei e sarai sempre il calcio prima di ogni altra cosa o persona.

 

Roma, 7 luglio 2016

Ieri la Roma con un post su Facebook ha presentato le divise per la nuova stagione, e in serata sullo stesso social sono cominciate a circolare le prime immagini relative alle varie angolature o ad eventuali modifiche da proporre, soprattutto riguardanti lo stemma.

L’unica che ha colpito la mia attenzione è stata però quella di spalla con la stampa Totti 10: sto realizzando, giorno dopo giorno, che questo sarà l’ultimo anno calcistico di Francesco, dopo una vita abituati a vederlo lì. Il tempo passa, si sprecano le foto che mettono a confronto le due versioni del Totti giovane/adulto e sicuramente il peso degli anni si fa sentire su di lui: in questi anni però, c’è sempre stata la certezza che lui c’era. Anche quando era infortunato, non al meglio, criticato, con tanti pensieri personali per la testa, lui c’era e c’è sempre stato: una certezza. Un po’ come quando uno torna dal lavoro o dalla scuola con tante preoccupazioni addosso, poi apre la porta di casa e trova la mamma pronta ad accoglierlo e dargli un aiuto, per ascoltare cosa ha da dire. Così è Francesco: non importa chi hai davanti, sai che se lui è dalla tua puoi affrontare chiunque. Volendo citare Francesco Balzani e una sua recente opera, “La tua eterna sconfitta”, ‘Mi riviene in mente la prima volta allo stadio, quegli odori, quei colori, quel botteghino verde che regala due ore di felicità a bambini, ed adulti. Mentre il fumo rosso avvolge bandiere, volti e speranze, l’occhio va inevitabilmente sulla maglia numero 10. Provo un po’ di sollievo, Lui è lì e quindi dovrebbe andare tutto bene. Sapere che Lui ci sarà, pur con tutte le complicazioni del caso, è una garanzia per noi.

E non riesco davvero a comprendere chi dice che a volte sia meglio che resti fuori: come si può pensare che uno così è meglio averlo in panchina che dentro al campo parla in malafede ed è rimasto basito anche questa primavera come da più di 20 anni a questa parte. Non sostengo certo che dovrebbe giocarle tutte, il ragazzo tende ai 40 anni e sarebbe innaturale oltre che sbagliato, ma quando la partita è in dubbio e nell’ultima mezz’ora, se devo scegliere chi far entrare in campo per risolverla, io non ho dubbi su chi puntare. Stamattina si sono svolte le visite mediche a Villa Stuart per dare il via alla nuova stagione: volete sapere chi è stato uno dei primi ad arrivare? Avete davvero bisogno della risposta? Un esempio, costante, di come debba essere un giocatore dentro e fuori del campo per arrivare a questa età in queste condizioni fisiche: mai uno sgarro, a partire dalle famose undici penne citate da Ilary Blasi per non superare gli 80 grammi di pasta.

Bisogna riflettere su questi atteggiamenti, perché troppo spesso si danno per scontati comportamenti corretti che in pochissimi hanno a questi livelli: ancor più spesso, poi, a questa persona nello specifico sono state mosse critiche riguardo il suo essere Capitano ed esempio per la sua squadra. Roba da far rizzare i capelli.

Francesco Giovannetti

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