Il diario di Francesco
DIARIO

Il diario di Francesco 17/10/2016

Roma, 17 Ottobre 2016
Redazione de Il Legionario
inserita un anno fa
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Francesco non è normale. Francesco è diverso.
Cioè, non nel senso in cui lo intendiamo noi almeno. Nell’epoca della globalizzazione, in cui proprio il diverso è ormai contemporaneamente alla porta accanto ma osteggiato, Lui non è normale ed è diverso da tutti noi, questo è certo.

Non è normale perché ha frantumato ogni record, non solo in termini di gol o cifre ma soprattutto quelli di longevità: ha compiuto 40 anni ormai tre settimane fa, eppure continua ad insegnare calcio e regalare poesie in campo. Me li ricordo bene quelli che lo davano per finito 6 anni fa, poi 5, poi 4 e così via fino anche alla scorsa stagione: grazie alle cronache dell’epoca ho imparato a conoscere anche chi, nei primi passi della sua carriera, non ha saputo apprezzarlo e pensava di privarsene perché poco incline al lavoro. Ma uno poco incline al lavoro e alla fatica arriva a quest’età in queste condizioni psicologiche e mentali? La risposta è evidentemente scontata. Volendo essere pignoli c’è chi lo mette in discussione anche adesso, chi si permette di parlarne senza aver imparato prima a comprendere la storia. Nella sua lunga carriera, infatti, se c’è una cosa che più di tutte colpisce è la capacità di rialzarsi volta dopo volta, resistere alle critiche e trarne forza per dimostrare puntualmente chi è il Campione e chi lo stolto, anzi gli stolti. E Francesco, che stolto non lo è mai stato, resta in silenzio, abbozza e poi fa ricredere tutti con la sua classe cristallina, lasciandoci a bocca aperta. Sono innumerevoli le volte che è successo in questi anni, basta prendere l’ultima stagione come esempio: gli ultimi minuti contro il Torino sono già consegnati alla storia come Vangelo, esempio di onnipotenza calcistica.

È diverso da noi perché Lui sa. Di fronte alle mille incertezze della vita, di chi la mattina si alza e combatte giorno dopo giorno per tirare avanti, Lui rappresenta la certezza, una sentenza. Qualsiasi stato d’animo ti accompagni, quando lo vedi sai che sta per arrivare la gioia, la felicità di un bambino che si stupisce ogni volta. E lo sa anche chi ci gioca contro, pensateci dai: quante volte vedi la palla che si avvicina in un determinato modo, e lui che si coordina per calciare di prima di interno, o di esterno, o di sinistro o in qualsiasi altro modo il suo genio calcistico gli suggerisca. E chi lo contrasta sta lì, consapevole di quel che sta per avvenire, che sa dove quel pallone andrà a finire ma lo capisce con un attimo di ritardo, quello decisivo: e mosso da chissà quale filo invisibile quasi si inceppa, si blocca per permettere all’opera d’arte di venire alla luce e farci godere di tanta bellezza.

E noi, che in un certo senso ormai siamo abituati a immaginare una giocata pazzesca e vederla realizzata (tutto questo nel giro di millisecondi) perché abbiamo una garanzia d’infallibilità con Lui alla guida, non ci rendiamo conto della straordinarietà del gesto: ne siamo assuefatti ormai, lo cataloghiamo nel mondo del normale salvo poi renderci conto che non gli appartiene quando Lui non gioca.
Questo è Francesco, la più grande icona a difesa di tutto ciò che per noi è diverso e anormale, ambasciatore Unicef non per caso. Direttamente da Porta Metronia.

Francesco Giovannetti


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