Approfondimenti

Alla ricerca della mentalità

a cura di Antonio Pastore
Redazione de Il Legionario
inserita 4 mesi fa
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4:00
1988
Ingrati. Tutti. Non avreste dovuto fare chissà cosa. Soltanto permetterci di camminare a testa alta a prescindere dal risultato. Così non è stato. E questo non ve lo perdono.

Ho visto facce in campo di chi si arrende ancora prima di combattere. Ho visto, a differenza di tanti, l’assenza di una reazione in un secondo tempo che è stato ancora più snervante del primo. Ho visto un allenatore scegliere una formazione offensiva per poi impostare la partita in modo difensivo. Per non parlare della scelta di alcuni interpreti nell’undici titolare decisamente impresentabili a certi livelli.

Ho ascoltato dichiarazioni post partita, se possibile, ancora peggiori di tutto lo scempio avvenuto nei 90 minuti precedenti, dove le parole dell’allenatore sono state sbugiardate dall’uomo più rappresentativo della squadra, nonché capitano scelto dallo stesso Fonseca.

Ci risiamo. Solito copione. Solita storia. La colpa è del portoghese che, come tanti suoi predecessori, non è riuscito a imprimere la mentalità vincente alla squadra. Per carità non è sicuramente privo di colpe considerando che gli uomini li sceglie lui e tatticamente, soprattutto domenica sera, ha sbagliato ogni cosa su cui aveva potere decisionale. Ma quante volte abbiamo sentito che determinate partite si preparano da sole e che la mentalità in una squadra che deve lottare per le posizioni che contano si vede nei match contro le piccole, diverse volte prese sotto gamba? Il primo passo per uscire da questi luoghi comuni sarebbe farsi un esame di coscienza. Almeno io lo farei. Non so se chi ci rappresenta in campo ragiona in questo modo.

Cari tifosi evitiamo di illuderci: il quarto posto è ormai andato. Ma voi giocatori non pensate di mollare nemmeno un centimetro. Avete una maglia da onorare. Perché la casacca che portate è più importante del vostro ego.
Si viene e si va. L’amore per la maglia resta e resterà per sempre e non sarete certo voi a spegnerlo.

Un ultimo pensiero lo rivolgo alla società. Pare che la decisione sul cambio della guida tecnica sia stata presa. A prescindere dalle scelte societarie c’è una cosa che è mancata per troppo tempo e che ora ci spetta di diritto: la chiarezza. Che si parli chiaro di tutto. Non importa se si sceglie Allegri, Sarri o Nagelsmann; l’importante è parlare chiaro. Perché il parlare chiaro è fatto per chi ama e noi, nonostante tutto, la Roma la amiamo in un modo comprensibile soltanto a chi tifa questi colori.


Antonio Pastore







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