Approfondimenti

"Nel calcio che vorrei..."

di Stefania Amato
Redazione de Il Legionario
inserita 3 mesi fa
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10:00
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Esistono tanti modi di vivere la passione per il calcio. Stadi e social sono affollati dalle categorie peggiori, da quelli che vedono gli avversari come acerrimi nemici, che insultano a prescindere, che osannano calciatori e allenatori e alla prima sconfitta li ricoprono di fischi. All'altra "estremità" ci sono gli anaffettivi: fantallenatori esperti più che altro nel copia-incolla dei commenti dei giornalisti della tv (essi stessi opinabili) a cui dei loro "beniamini" interessa solo il voto in pagella. E poi ci sono quelli come me, quelli che giudicano i giocatori prima umanamente e poi tecnicamente, quelli che - chissenefrega dell'anagrafe e dei polpacci - vorrebbero ancora in campo Francesco e Daniele.

"Bisogna ringiovanire", dicono... "Ci vogliono giocatori più tecnici". Eppure in quella che può definirsi l'ultima epica partita della Roma, quel 3-0 al Barcellona di poco più di un anno fa' che ha fatto urlare di gioia tutte le categorie di tifosi, anche avversari, presidenti dalla scarsa memoria, esperti e giornalisti scettici, il centrocampo giallorosso era fatto semplicemente da "guerrieri": De Rossi, Nainggolan e Strootman. E se pensate che sia follia - o ignoranza calcistica - sognare di riaverli tutti e tre ancora in campo è perchè non considerate l'importanza dell'aspetto umano in questo sport che si sta sempre più perdendo a scapito della sete di vittorie e dei princìpi di bilancio.

Se non vi bastano le indiscutibili doti tecnico-tattiche a compensare il timore dell'infortunio o delle conseguenze della serata in discoteca, se non vi basta la grinta che riescono a trasmettere ai compagni, dovreste rispolverare la sensibilità con cui siete venuti al mondo e almeno essere riconoscenti per l'attaccamento alla maglia che tutti e tre hanno sempre dimostrato. Ma che - Pallotta insegna - non conta più.

E veniamo al dunque: se per DDR - grazie alla fantastica gestione della faccenda (dove per "fantastica" non intendo "straordinaria" ma di un mondo fiabesco tendente all'horror per quanto è stata assurda) non si può più tornare indietro (salvo una miracolosa cessione improvvisa della società), per Strootman e Radja qualche voce di mercato c'è stata. Ovviamente, l'ipotesi del ritorno prospettata da Marsiglia e Inter in entrambi i casi ha ricevuto un prevedibile "no thanks". In un momento caratterizzato dall'assenza totale di un "progetto" che non sia lo stadio, in cui si fatica a prendere calciatori anche dall'Empoli, senza Champions e credibilità, nella depressione totale di quelli che sono rimasti, si rifiuta a priori quella che potrebbe rappresentare invece non solo un'opportunità di mercato ma anche quel "segnale" di umanità che i tifosi della Roma meritano: consentire il ritorno a due giocatori che alla Roma hanno dato - e possono ancora dare - tanto.

Lo so è utopia, un puro sfogo personale, dato dall'affetto che mi lega ai giocatori della Roma e che ho sentito ancor più necessario quando questa mattina mi sono ritrovata a leggere un post su instagram di Claudia Lai, compagna di Radja. "Da oggi inizierò un nuovo percorso della mia vita.. la chemioterapia. E chi lo avrebbe mai detto che Claudia per una volta nella vita avrebbe avuto paura di iniziare una nuova giornata.. ". Concludeva con l'hashtag #nonperderemaiilsorriso

Voglio pensare che il mondo sia migliore di questo, voglio pensare che - come per me - anche per tanti altri questo sarebbe sufficiente a impedire a Radja di salire su un volo per la Cina. Voglio pensare che esistano ancora presidenti, direttori, allenatori disposti a dare una nuova occasione a lui ed un motivo in più per non far perdere il sorriso a Claudia.


Stefania Amato

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