Genoa Roma 2-1 - Il Pagellaio Matto
In determinate partite, quando la Roma dovrebbe fare quello step in più, ci si sgretola di fronte a chiunque capiti dalle nostre parti. È avvilente. Di Emiliano Petrone
Redazione de Il Legionario
inserita un mese fa
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E siamo di nuovo davanti al vorrei, ma non ci riesco.
Vorrei avere quella tanto agognata continuità, ma non ci riesco.
Vorrei imparare dai miei (soliti) errori, ma non ci riesco.
Vorrei fare quel maledetto salto di qualità, ma non ci riesco.
Ma perché non riesco a farlo?
La risposta esatta, esaudiente, pronta alla divulgazione non ce l’ho, ma ho un’idea dei motivi nascosti dietro questi salti all’indietro improvvisi. Dietro questa mancanza di continuità che, puntualmente, si manifesta nei momenti migliori. Dietro quella luce che si accende a intermittenza, illudendoci di mostrare dove mettiamo i piedi, per poi inciampare, cadere e sbattere la faccia.
Poi noi siamo bravi e ci rialziamo sorridendo, senza denti e con la bocca sporca di sangue, ma sorridendo… Siamo Romanisti, no?
Ieri abbiamo subìto una sconfitta, che al netto del rigore nel finale (al massimo ci avrebbe fatto prendere un punto, sempre che lo segni), è “meritata”.
Meritata perché il Genoa ha messo qualcosa in più, ha fatto la partita giusta, concentrata, non lasciandoti spazi e subendo un gol fortuito.
Ok, ora direte: “Eh ma il primo gol è su un rigore regalato”.
Perfetto, ma regalato da chi? Da uno dei tuoi calciatori. Uno che in 56 minuti giocati ha collezionato 14 passaggi (di cui solo 7 completati), 0 contrasti vinti, 1 fallo subìto, 2 falli fatti, 0 tiri in porta.
E se a lui ci sommi uno come Tsimikas, che invece di mettere una palla sul secondo palo dove il compagno si sbraccia, la crossa all’indietro dove brucano le pecore. Per non parlare delle volte che ha provato a rientrare in mezzo al campo perdendo palla o non facendo nulla di utile, il gioco è fatto. È fatto perché dall’altra parte trovi invece chi sbaglia pochissimo.
Il Genoa è più forte della Roma allora?
Assolutamente no. Però in determinate partite, quando la Roma dovrebbe fare quello step in più, ci si sgretola di fronte a chiunque capiti dalle nostre parti.
È avvilente.
Analizziamo alcune prestazioni…
Mile SVILAR 6,5 – Parata pazzesca su Malinovskyi, a conferma di cose già dette e ridette. Sui gol non può nulla.
Evan NDICKA 6 – Un errore nei primi minuti gli costa il giallo e l’esclusione nella gara contro il Como. Poi, per la terza di fila, la butta dentro come un centravanti vero.
Zeki CELIK 5 – Brutta serata per lui. Non gli riesce nulla, va spesso in difficoltà. È da dire che cambia più volte ruolo anche nella stessa partita, però non può essere una scusante.
Manu KONÉ 5 – Gioca con le cuffie nelle orecchie e della buona musica giamaicana in sottofondo. Ritmo lento, felice, senza nemici. Peace & Love… alla fine poteva pure aver rimediato un calcio di rigore, pensa te.
Niccolò PISILLI 7,5 – Di cosa vogliamo parlare? Questo ragazzo è uno dei pochissimi a salvarsi. Corre per tre, imposta, s’infila. Qualcuno dovrebbe prenderne esempio.
Kōstas TSIMIKAS 5 – Dovrebbe sostituire Wesley, che spero avrà guardato la partita del compagno con il sacchetto che trovi sugli aerei nella retina di fronte.
Lorenzo PELLEGRINI 4 – Di statistiche ho già parlato. Quello che fa sul rigore è la sintesi di un calciatore fuori mentalmente dal match. Una cosa che non vedo neanche durante le partite dei bambini. L’errore ci può stare, per carità, succede a tutti. Ma qui dobbiamo metterci seduti e fare delle valutazioni concrete, perché a budget, certi calciatori pesano davvero “troppo” per ciò che restituiscono in campo.
Dal 57' Neil EL AYNAOUI 6,5 – Con lui la Roma cambia marcia, poi accade che una distrazione (non sua), ti fa perdere la partita e non la recuperi più.
Donyell MALEN 6,5 – Quando prende palla, inventa sempre qualcosa. Attorno a lui va costruita la rosa della prossima stagione, senza sé e senza ma.
All. Gian Piero GASPERINI 5,5 – L’aveva studiata in un determinato modo. Poi però, in campo ci vanno i calciatori e se uno pesta l’avversario che sta andando verso la bandierina del calcio d’angolo, si distruggono gli equilibri. Sì, poi la pareggi, ma in modo casuale e subisci il gol nel tentativo di vincerla. Una cosa è certa, c’è bisogno di dargli una rosa adatta al gioco che vuole e sa fare, sennò resti un ibrido difettato.
Chiudo con un piccolo grande pensiero o se volete chiamatela riflessione, riguardo l’altra “panchina”.
L’anno scorso siamo stati vittime di scelte a dir poco folli da parte di una dirigente che ora (per fortuna) non fa più parte della società.
Scelte che hanno visto le nostre strade dividersi.
Ora, lunga vita al Gasp e spero, vista l’età, che qui avrà il tempo di vincere almeno un paio di trofei prima di andare in pensione.
Sarà lì, che la Nostra strada dovrà ricongiungersi, perché il futuro è già scritto Daniè. Lo sappiamo noi, lo sai anche tu.
Forza Roma
Ad maiora
Emiliano Petrone