Calciomercato Roma: cosa manca a Gasperini
Un'analisi della rosa della AS Roma: punti di forza, criticità e prospettive per una stagione che sarà lunga e piena di sfide. Di Giacomo Cangi
Redazione de Il Legionario
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Due vittorie, otto gol segnati e nessuno subito. Il 4-0 alla Fiorentina e quello ottenuto sul campo del Lecce rappresentano una partenza quasi perfetta, ma sarebbe prematuro trasformare le prime due giornate in un verdetto sul campionato. Per capire fin dove possa arrivare la Roma 2026/27 è più utile esaminare la costruzione della rosa, le compatibilità con il calcio di Gian Piero Gasperini e la capacità di sostenere contemporaneamente Serie A, Champions League e Coppa Italia.
Considerando i 24 giocatori a disposizione, la prima impressione è positiva: questa è una squadra assemblata con una logica precisa. La difesa è profonda e adatta alle marcature aggressive dell’allenatore; sulle fasce ci sono corsa e capacità di attaccare; dietro le punte ci sono tecnica e imprevedibilità. La rosa non è però perfettamente equilibrata. La qualità dell’undici titolare è superiore a quella delle alternative in alcuni ruoli decisivi e, in una stagione che può superare le cinquanta partite, questo rischia di incidere.
Il modulo di riferimento resterà presumibilmente il 3-4-2-1. I quinti dovranno garantire ampiezza e profondità, i braccetti potranno uscire in pressione o accompagnare l’azione e i due trequartisti occuperanno gli spazi alle spalle del centrocampo avversario.
È un sistema esigente. La pressione è spesso orientata sull’uomo, le distanze difensive sono ampie e ogni esitazione può lasciare un compagno esposto in campo aperto. Servono quindi centrali capaci di difendere in avanti, centrocampisti forti nei duelli e attaccanti disposti a partecipare alla prima pressione.
Andiamo nel dettaglio.
Mile Svilar è ormai uno dei principali punti di forza della Roma. Nel calcio di Gasperini, in cui il superamento della prima pressione può concedere occasioni pulite agli avversari, avere un portiere capace di risolvere situazioni complicate è essenziale. Devis Vásquez e Pierluigi Gollini garantiscono esperienza sufficiente per coprire il ruolo, mentre Giorgio De Marzi completa il reparto e può risultare utile anche nella composizione delle liste.
La difesa è probabilmente il settore migliore della squadra. Sei centrali per tre posizioni costituiscono la profondità ideale per affrontare tre competizioni.
Gianluca Mancini ha tante qualità: aggressività, capacità di anticipare, disponibilità ad accompagnare l’azione e grande pericolosità sui calci piazzati. I suoi 21 gol con la maglia della Roma raccontano quanto possa incidere anche nell’area avversaria.
Leonardo Balerdi è rapido, aggressivo, abituato a difendere in avanti e capace di rompere la prima linea con una conduzione. Dovrà però controllare l’irruenza, perché in un sistema così esposto un anticipo sbagliato può aprire l’intera difesa.
Evan Ndicka garantisce potenza, velocità e affidabilità nelle coperture, mentre Konstantinos Koulierakis aggiunge un mancino naturale, qualità nell’impostazione e un notevole margine di crescita. Più che una riserva, il greco può diventare un titolare nel corso della stagione. Mario Hermoso sarà particolarmente utile nelle partite in cui servirà una costruzione più pulita; Daniele Ghilardi, invece, potrà crescere gradualmente senza essere costretto a sostenere subito responsabilità eccessive.
Molina e Wesley possono volare, ma a sinistra manca un’alternativa naturale
Nahuel Molina è probabilmente uno degli innesti più coerenti con il progetto tattico. Conosce la difesa a tre, ha esperienza internazionale, sa attaccare senza pallone e dovrebbe integrarsi bene con Soulé: l’argentino può ricevere nel mezzo spazio destro, mentre Molina occupa la corsia e aggredisce la profondità.
Sul lato opposto Wesley ha già dimostrato di poter giocare con ottimi risultati. Pur essendo naturalmente destro, nella scorsa stagione è stato spesso impiegato a sinistra e ha chiuso il campionato con cinque reti. La sua accelerazione, la capacità di recuperare metri e gli inserimenti in area lo rendono particolarmente prezioso per Gasperini.
Il problema emerge quando Wesley non è disponibile. Devyne Rensch è un elemento tatticamente utile, capace di giocare da quinto o da braccetto, ma rende meglio sul centro-destra. Il giovane Emanuele Lulli ha atletismo e prospettive molto interessanti, ma non può essere già considerato una certezza da Champions League. Senza Wesley, la Roma sarebbe costretta ad adattare un destro sulla fascia sinistra, perdendo naturalezza nel controllo orientato, nei cross e nell’ampiezza offensiva.
La mancanza di un quinto sinistro mancino è quindi il principale difetto strutturale della rosa. Non impedisce alla squadra di funzionare, ma aumenta enormemente l’importanza e il carico fisico di Wesley.
Il centrocampo invece presenta una forte dipendenza da Manu Koné. Il francese porta palla, resiste alla pressione, vince duelli e permette alla squadra di risalire il campo anche quando le linee di passaggio sono chiuse. Nessuno tra Cristante, De Roon e Pisilli possiede contemporaneamente tutte queste caratteristiche.
Bryan Cristante resta importante per senso della posizione, gioco aereo e capacità di cambiare lato, ma può soffrire quando la partita si allunga e viene costretto a coprire troppo campo. Marten De Roon conosce ogni dettaglio del sistema di Gasperini e può diventare una sorta di allenatore in campo. A 35 anni, però, sarà necessario amministrarne le energie: non è realistico chiedergli tre partite ad alta intensità in una settimana.
Niccolò Pisilli aggiunge corsa, pressione, inserimenti e capacità di riempire l’area. È una risorsa perfetta per aumentare il ritmo e potrebbe trovare parecchio spazio, ma non rappresenta un sostituto diretto di Koné. Un’assenza prolungata del francese cambierebbe sensibilmente la capacità della Roma di uscire dalla pressione e vincere i duelli centrali.
La trequarti è il reparto più affascinante. Paulo Dybala rimane il giocatore più capace di creare un’occasione contro una difesa schierata. Per averlo nelle partite decisive, però, Gasperini dovrà gestirne il minutaggio: una gara completa alla settimana, con eventuali spezzoni nella seconda, sembra un utilizzo più sostenibile rispetto alla continua alternanza di impegni da novanta minuti.
Matias Soulé è il presente e il futuro della squadra. Partendo dal centro-destra può ricevere tra le linee, puntare la porta con il sinistro e lasciare la corsia alle sovrapposizioni di Molina. Deve ancora diventare più continuo contro le avversarie di massimo livello, ma possiede le qualità per compiere il salto definitivo.
Rodrigo Mora è la grande scommessa. A 19 anni ha creatività, rapidità di pensiero, tiro e capacità di giocare nello stretto. Il gol segnato nei primi 84 minuti disputati in Serie A conferma l’impatto immediato, anche se il suo vero percorso passerà dal lavoro senza palla e dall’adattamento all’intensità richiesta da Gasperini.
Lorenzo Pellegrini non è più necessariamente un titolare indiscutibile, ma può diventare una risorsa fondamentale nelle rotazioni. Può occupare il mezzo spazio sinistro e, in alcune partite, abbassarsi a centrocampo.
La convivenza tra Dybala e Soulé sarà uno dei temi tattici della stagione. Entrambi sono mancini e tendono a cercare zone simili sul centro-destra. Possono giocare insieme grazie alla libertà concessa a Dybala, ma in determinate partite l’impiego di Mora o Pellegrini sulla sinistra potrebbe rendere la squadra più equilibrata.
Donyell Malen ha già dimostrato di poter essere il principale realizzatore della Roma. Attacca benissimo la profondità, può muoversi lungo tutto il fronte offensivo e beneficia della presenza di tanti giocatori capaci di servirlo tra le linee. La tripletta alla Fiorentina ha confermato quanto possa incidere quando la squadra riesce a recuperare palla e verticalizzare rapidamente.
Contro le difese molto basse, tuttavia, Malen può avere bisogno di un attaccante maggiormente portato al duello e al gioco spalle alla porta. Santiago Castro offre proprio questa alternativa: pressione, combattività, movimenti continui e capacità di collegare centrocampo e attacco. Non è ancora una garanzia da venti gol stagionali, ma è molto più di una semplice riserva.
I due possono anche giocare insieme. In quel caso Castro occuperebbe la zona centrale, mentre Malen avrebbe maggiore libertà di attaccare gli spazi senza dover sostenere da solo il peso dell’intero reparto.
La grande domanda è: come gestire campionato, Champions e Coppa Italia?
La Roma non sembra costruita per schierare due formazioni completamente differenti. Gasperini dovrà presumibilmente effettuare rotazioni graduali, cambiando quattro o cinque giocatori senza smontare contemporaneamente la struttura della squadra.
Koulierakis e Ghilardi potranno alternarsi ai titolari in difesa; Pisilli dovrà essere coinvolto stabilmente; Mora e Castro avranno bisogno di minuti veri e non soltanto di ingressi nel finale. De Roon andrà utilizzato soprattutto nelle partite tatticamente più dure, mentre Dybala dovrà essere preservato nelle settimane europee.
Anche in Coppa Italia sarebbe rischioso sostituire contemporaneamente l’intera difesa e tutto l’attacco. Conservare almeno un leader per reparto permetterebbe di valorizzare le cosiddette seconde linee senza perdere completamente gli automatismi.
Quindi, quali sono gli obiettivi realistici della stagione?
In campionato, l’undici titolare ha qualità da prime tre o quattro posizioni; la profondità complessiva colloca invece la Roma tra la terza e la quinta forza. Lo scudetto non è impossibile, soprattutto se l’avvio dovesse trasformarsi in continuità, ma richiederebbe una stagione quasi perfetta dal punto di vista fisico per Wesley, Koné, Dybala e Malen.
In Champions League il sorteggio ha consegnato alla Roma Real Madrid in casa, PSG in trasferta, Sporting all’Olimpico, Manchester United fuori, Lille in casa, Fenerbahçe a Istanbul, Slovan Bratislava in casa e AEK Atene in trasferta. È un calendario molto difficile ma non proibitivo. Contro Slovan e AEK serviranno quasi obbligatoriamente sei punti; le sfide con Sporting, Lille, Fenerbahçe e Manchester United determineranno la posizione finale.
Una quota compresa tra 11 e 14 punti appare realistica: sufficiente, con ogni probabilità, per accedere ai playoff. L’ingresso diretto tra le prime otto sarebbe una sorpresa; playoff o ottavi costituiscono l’esito più plausibile, mentre i quarti rappresenterebbero un risultato eccellente.
La Coppa Italia potrebbe invece diventare un obiettivo concreto. La profondità difensiva e la presenza di alternative come Mora, Castro, Pisilli, Koulierakis e Ghilardi consentono di ruotare senza abbassare eccessivamente il livello. La Roma può essere considerata una delle quattro o cinque principali candidate alla vittoria.
La Roma 2026/27 ha due grandi punti di forza: una difesa profonda e una notevole compatibilità con il calcio di Gasperini. Esistono però tre fragilità: l’assenza di un vero quinto sinistro, la mancanza di un sostituto naturale di Koné e la dipendenza dalla salute di Dybala e dalla continuità realizzativa di Malen.
È quindi una Roma da zona Champions, con la possibilità di trasformarsi in outsider per lo scudetto e con le risorse per arrivare in fondo alla Coppa Italia. Se a gennaio fosse possibile compiere un solo intervento, la priorità dovrebbe essere un quinto sinistro mancino e atletico. Il secondo innesto dovrebbe riguardare un centrocampista dinamico e resistente alla pressione. Con questi due profili, la squadra potrebbe compiere il salto da buona formazione da Champions ad autentica candidata al titolo.
Giacomo Cangi