Approfondimenti

Quando la Roma andò in finale di Coppa Uefa (con video)

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 7 mesi fa
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Una delle tante cose che mi fa arrabbiare del tifoso medio italiano è la poca considerazione dell’Europa League, o Coppa UEFA, definita da molti “la Champions dei poveri”. Questo ha portato negli ultimi anni a numerose squadre italiane che, nonostante il loro alto valore tecnico, sono uscite contro squadre rivedibili per pensare principalmente al campionato o ad altre competizioni. Un discorso che posso accettare se sei abituato a palcoscenici più ambiziosi, ma non se la tua bacheca conta gli stessi trofei della Pro Vercelli, con tutto il rispetto. Per quanto la colpa sia anche della stessa organizzazione, che permette di partecipare a squadre mediocri e non da i giusti introiti in caso di successo, penso che meriti decisamente maggiore apprezzamento, visto che in caso di vittoria ti manda direttamente in Champions League e ti permette di giocarti la Supercoppa Europea. Non è un caso infatti che nel periodo che va dal 1989 al 1999 questa Coppa vide un vero e proprio dominio italiano, con ben 8 successi nazionali sulle 11 competizioni disputate. E nella stagione 1990/91, una delle protagoniste fu proprio la Roma di Ottavio Bianchi, che riuscì in una cavalcata strepitosa ricordata tuttora con emozione e nostalgia. Questo è quindi il racconto di quando la Roma andò per la prima volta in finale di Coppa UEFA.

Siamo nell’estate del 1990, più precisamente nei giorni successivi alla vittoria del Mondiale in Italia della Germania di Rudi Voeller, centravanti giallorosso dal 1987 al 1992. L’ultima Roma di Dino Viola è stata affidata al tecnico Ottavo Bianchi, capace di vincere con il Napoli 1 scudetto, 1 Coppa Italia e proprio la Coppa UEFA la stagione precedente. La squadra viene rinforzata in pochi giorni con gli acquisti di Pluto Aldair, Amedeo Carboni, Andrea Carnevale e il ritorno di Angelo Peruzzi dal prestito al Verona. Proprio quest’ultimi però saranno protagonisti di un brutto scandalo, di cui vi parlerò più tardi. La Roma di Bianchi era solito presentarsi con un atipico 4-4-2 con Cervone in porta, Berthold, Aldair, Nela e Carboni in difesa, Salsano, Giannini, Di Mauro e Desideri a centrocampo e davanti il duo d’attacco formato da Rizzitelli e il già citato Rudi Voeller.

A differenza dell’organizzazione attuale, con diversi turni preliminari e numerosi gironi dalla A alla Z, la Coppa UEFA a quel tempo era molto più semplice e diretta: 64 partecipanti divisi in 32 sfide andata e ritorno, fino ad arrivare alla finale anch’essa in doppia sfida. Sinceramente reputo questa modalità molto più lineare e scorrevole, fatta eccezione per la finale che, a parer mio, è giusto giocare in un'unica sfida e in campo neutro. Nei sorteggi per il primo turno di coppa la Roma si ritrova subito un avversario complicato: il Benfica di Sven Goran Eriksson che solo pochi mesi prima aveva perso la finale di Coppa dei Campioni contro il Milan di Arrigo Sacchi.

La sfida di andata si gioca all’Olimpico il 19 settembre 1990, e complice il terreno difficile e infangato non promette grande spettacolo. La Roma riesce comunque a portarsi in vantaggio dopo soli 45 secondi, con una spizzata di testa di Carnevale su un preciso cross dalla sinistra. Un gol che permette alla Roma di gestire il ritmo della partita con l’intento principale di non prendere gol piuttosto che segnarne un altro. Ed infatti a parte una timida reazione nel finale i giallorossi riescono a difendersi con tranquillità, e a portarsi a casa una vittoria che però non sa ancora di qualificazione ottenuta. Il 3 ottobre infatti la Roma si presenta in uno stadio dove in ambito europeo solo il Liverpool era riuscito a vincere negli ultimi 10 anni. Questo grazie al loro alto valore tecnico ma soprattutto al calore del tifo portoghese, vera e propria anima della squadra biancorossa. Sul campo però, nonostante un clima infuocato, la Roma si dimostra una squadra vera: compatta e attenta in difesa, cinica e spietata in attacco. Ed infatti al 27’ minuto arriva il gol che sblocca la partita, con Sebino Nela che trova Voeller con un passaggio preciso, tiro potente del tedesco parato dal portiere e ribattuta finale di Giuseppe Giannini, che riesce così a riscattarsi di una sfida d’andata non particolarmente esaltante. La Roma riesce quindi a violare anche lo stadio De la Luz e a conquistare meritatamente l’accesso ai sedicesimi.

Cinque giorni dopo però nasce il cosiddetto scandalo Lipopill, con Peruzzi e Carnevale che dopo la sfida di campionato contro il Bari vengono ritrovati con sostanze dopanti all’interno del proprio corpo. La squalifica è pesantissima: 150 milioni di ammenda alla società e 1 intero anno fuori dai campi per i due giocatori. Successivamente in un'intervista del 2005 Peruzzi confermerà che quel caso fu dovuto a un medicinale consigliatogli da un compagno, che avrebbe dovuto aiutarlo a recuperare più velocemente da un infortunio. La Roma si ritrova quindi costretta a fare a meno del portiere titolare e del proprio centravanti, con Cervone e Rizzitelli pronti a sostituirli sul terreno di gioco.

In Coppa UEFA intanto la Roma si ritrova ad affrontare gli spagnoli del Valencia, e nella sfida di andata del 24 ottobre 1990 se ne vedono di tutti i colori. Gli spagnoli infatti dominano in lungo e in largo, andando in vantaggio al 24’ con Roberto e rischiando più volte di trovare il raddoppio, impedito dagli errori degli attaccanti e della terna arbitrale. La Roma, entrata in campo inizialmente con l’intento di fare catenaccio, si risveglia nella ripresa con l’ingresso di Rizzitelli e il ritorno al 4-4-2. E sarà proprio il neo entrato a siglare il gol dell’1-1 con una bella incursione e un tiro preciso, che riequilibra il risultato e soprattutto la qualificazione. Il 7 novembre infatti la Roma scende in campo con una mentalità differente, con l’intento di chiudere la pratica senza soffrire come all’andata. Dopo un iniziale equilibrio arriva al 36’ il gol del vantaggio di Giuseppe Giannini, che sfrutta una palla filtrante e una scivolata di Rizzitelli per battere il portiere con un destro preciso. Nella ripresa al 19’ la Roma riesce a raddoppiare con un rigore angolato di Rudi Voeller, ma dopo soli 5 minuti gli spagnoli si rifanno sotto con un altro tiro dal dischetto segnato da Fernando. Nonostante il risultato in bilico la Roma riesce a resistere fino alla fine, conquistando quindi ufficialmente gli ottavi di Coppa UEFA.



La Roma a questo punto si ritrova a sfidare i francesi del Bordeaux, e il 28 novembre all’Olimpico avviene un vero e proprio massacro sportivo, o per meglio dire il Rudi Voeller Show. Dopo soli 10 minuti la Roma si porta in vantaggio con un gol del tedesco su errore della difesa, mentre al 45’ arriva il raddoppio su rigore che di fatto chiude la partita dopo un solo tempo. Nella ripresa i francesi vanno in confusione totale, e prima arriva il terzo gol di Voeller su un'altra papera della difesa, e poi nel giro di 13 minuti ci pensa Gerolin a chiudere la goleada con una doppietta che porta il risultato su un 5-0, che non ammette nessuna replica. Il 12 dicembre, come era prevedibile, si gioca in Francia una semplice amichevole invernale, con la Roma che riesce nonostante tutto a dominare anche in terra straniera. I francesi confermano i loro enormi problemi in difesa e prima regalano un altro rigore segnato come al solito dal tedesco volante, e poi a un minuto dalla fine permettono a Desideri di arrivare solo davanti al portiere e batterlo con un destro angolato. 2-0 e passaggio del turno mai messo in discussione.

Il calendario mette di fronte ai giallorossi i belgi dell’Anderlecht, che a differenza di oggi erano tutto tranne che da sottovalutare. Prima di giocare la sfida d’andata però, il 19 gennaio 1991, la Roma perde il suo storico presidente Dino Viola, che muore per un brutto male all’età di 75 anni. Questa perdita, sofferta per molti, sembra quasi diventare uno stimolo per la squadra giallorossa: bisogna onorare la competizione fino alla fine, per fare un ultimo regalo d’addio alla sua famiglia. Ed infatti il 6 marzo 1991 all’Olimpico la Roma schianta i propri avversari, con un perentorio 3-0. Di fronte a 55.000 spettatori i giallorossi vanno in vantaggio al 44’ con una punizione di Desideri che sorprende il portiere, poi nella ripresa ci pensa Voeller su punizione a trovare il raddoppio e chiudere la partita. Gli ospiti non fanno neanche in tempo a tentare una reazione che 3 minuti dopo ci pensa Ruggiero Rizzitelli a segnare il terzo gol e mandare di fatto la Roma alle semifinali. Due settimane dopo la Roma vola in Belgio per mostrare ai tifosi presenti la seconda puntata del Rudi Voeller Show: Al 23’ arriva il gol del vantaggio con un bel pallonetto dal limite dell’area, mentre al 56’ arriva il raddoppio con un colpo di testa perentorio spedito all’angolino. Non contento il tedesco decide di segnare anche un terzo gol, sfruttando uno svarione difensivo e siglando la seconda tripletta europea. Nel finale i padroni di casa hanno una timida reazione d’orgoglio, e prima trovano il gol del 3-1 con un tiro potentissimo di Kooiman, e poi al 83’ riescono a raddoppiare con un gol di Lamptey su dormita colossale della difesa. Ormai però è troppo tardi, la partita termina 2-3 e la Roma vola ufficialmente alle semifinali di Coppa UEFA.

Arrivati a questo punto i giallorossi si ritrovano ad affrontare i danesi del Brondby, ultimo ostacolo prima di una storica finale che manca ormai da veramente troppo tempo. Il 10 aprile 1991 la Roma vola in Danimarca per l’andata delle semifinali, e di fronte a 18.000 spettatori riesce a strappare un ottimo 0-0. Risultato frutto di una partita maschia e combattuta, con poche occasioni da ambo le parti e tanta legna in mezzo al campo. Al ritorno la Roma ha una grande opportunità di chiudere la qualificazione, e dopo una mezz’ora combattuta arriva finalmente il gol del vantaggio di Rizzitelli, che con un colpo di testa fa esplodere di gioia tutti i tifosi presenti allo stadio. Nella ripresa la Roma sembra controllare bene il risultato, ma al 63’ i difensori giallorossi si distraggono, e un tocco sfortunato di Nela permette ai danesi di trovare il pareggio. Un risultato che, con la regola dei gol in trasferta che valgono doppio, significherebbe eliminazione. La Roma si riversa in avanti con tutta la mole offensiva possibile, cercando di trovare un disperato gol che possa capovolgere il risultato. I danesi però si difendono bene e fino all’88 la porta sembra stregata. Ad un certo punto, su una delle ultime occasioni, la palla arriva al limite dell’area: Desideri tira di potenza ma trova la corta respinta di Schmeichel, sul pallone si avventano Rizzitelli e Voeller e il tiro finisce all’incrocio: Roma 2, Brondby 1. Un risultato incredibile e quanto mai insperato, che proietta la Roma dopo un percorso senza sconfitte a una storica finale di Coppa UEFA, contro l’Inter di Trapattoni. Una squadra tecnicamente più forte dei giallorossi, che però arrivati a questo punto vogliono fare il massimo per regalare una gioia ai tifosi e alla famiglia del suo ex presidente.
L’8 maggio 1991 si gioca a San Siro l’andata della finale, con la Roma di Bianchi che decide di usare un atteggiamento più coperto per limitare i danni in vista del ritorno. L’Inter ci prova fin da subito con la forza dei propri campioni, ma le parate di Cervone impediscono ai nerazzurri di trovare il vantaggio. Questo fino al 10’ minuto della ripresa, quando l’arbitro assegna un generoso rigore ai padroni di casa segnato con abilità dal tedesco Matthaeus. La Roma allora decide di reagire per trovare subito il gol del pareggio, esponendosi però di fatto ai contropiede avversari. Ed infatti passano soli 10 minuti e Nicola Berti riesce a trovare il gol del 2-0 a porta sguarnita, che complica ulteriormente i piani della squadra giallorossa. Di lì in poi i padroni di casa riescono a difendersi con attenzione, portandosi a casa un risultato perfetto per la conquista della coppa europea. L’ambiente giallorosso è demoralizzato, la prima sconfitta ufficiale in Europa è arrivata nel momento peggiore possibile. Ma non è ancora il momento di arrendersi, c’è una finale di ritorno da giocarsi il 23 maggio 1991. E il popolo giallorosso, unito più che mai, decide di riempire l’Olimpico in ogni ordine di posto, per supportare i propri colori e portare la Roma al raggiungimento del miracolo sportivo. La partita inizia in un clima infuocato e si capisce fin da subito quale sarà l’atteggiamento delle due squadre: arrembante e offensiva la Roma, attenta e difensiva l’Inter. Dopo soli 5 minuti i giallorossi colpiscono un palo pieno con Rizzitelli, che fa tremare i nerazzurri di fronte all’ipotesi di una possibile rimonta. Di lì in poi la Roma continua ad attaccare alla ricerca costante del gol del vantaggio, ma la scarsa precisione e la difesa nerazzurra portano il risultato di 0-0 fino alla fine del primo tempo. Nella ripresa ci provano con insistenza i vari Salsano, Giannini e Desideri, ma la difesa avversaria in qualche modo riesce a non farsi bucare. Bianchi allora decide di tentare il tutto per tutto, e inserisce Roberto Muzzi per rinforzare l’attacco e per spingere con più aggressività. Il risultato però non riesce a sbloccarsi, e negli ultimi dieci minuti la partita sembra destinata a restare in parità. All’80’ però, dopo un'azione di squadra insistita e di qualità, arriva finalmente il gol dell’1-0 sempre con Ruggiero Rizzitelli, che batte Zenga con un tiro angolato e rende più emozionanti i minuti finali di gara. Con la possibilità di raggiungere i supplementari la Roma si spinge tutta in avanti, e al 38’ va vicinissima al gol del raddoppio ancora con Rizzitelli, che di testa spedisce la palla alta ma non di molto. Questa purtroppo si può considerare l’ultima vera occasione della partita, con la Roma che dopo più di un'ora a spron battuto ha perso completamente tutte le energie. Al fischio finale il risultato è quindi di 1-0, e dopo una partita eroica sotto tutti i punti di vista la Roma si ritrova costretta a cedere il passo all’Inter di Trapattoni, che vince la sua prima Coppa UEFA di tutta la propria storia. Un successo interno quindi inutile, tuttora ricordato dai protagonisti con delusione e amarezza, che dimostra però al tempo stesso il forte amore dei tifosi per i colori giallorossi. Un amore confermato ulteriormente quando il giorno dopo, con una finale di Coppa UEFA persa, tornano all’Olimpico più di 70.000 persone per salutare una delle bandiere più importanti della nostra storia, il Marazico Bruno Conti. Lo stesso Bruno confermerà più avanti che aveva paura di ritrovarsi lo stadio semivuoto, dimenticandosi per un attimo quanto può essere amorevole il tifoso giallorosso con i giocatori e i dirigenti che se lo meritano veramente. Provare per credere.


Emanuele Grilli





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