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Le 10 peggiori delusioni di mercato

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 3 mesi fa
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10) BOJAN KRKIC: Arrivato nell’estate del 2011 come acquisto di rilievo della nuova Roma americana, Bojan aveva il compito di guidare l’attacco giallorosso e dimostrare a tutti di essere un grande talento anche fuori dal nido blaugrana. Nonostante un inizio positivo con un gol nel 3-1 interno contro l’Atalanta la stagione dello spagnolo fu discontinua e poco entusiasmante, con tanti alti e bassi e una titolarità persa col passare delle giornate a favore del Coco Lamela. A fine stagione verrà ceduto in prestito al Milan e qui inizierà la sua lenta parabola discendente, che lo porterà a girare il mondo in squadre minori senza mai più ritrovare la forma di un tempo.

9) PEDRO RODRIGUEZ: Arriva a parametro zero dal Chelsea nell’estate del 2020, un giocatore capace di vincere tutto in carriera arrivato in una squadra storicamente sfortunata sotto questo punto di vista. Anche in questo caso l’inizio fu a dir poco promettente, con tanti gol e assist nelle prime giornate che hanno illuso i tifosi di avere davanti il Pedro dei tempi migliori. Col passare del tempo però, per via di numerosi problemi fisici e alcune discussioni con mister Fonseca, il rendimento dello spagnolo è calato drasticamente, con un gol nel finale di stagione contro la Lazio che però non è bastato a fargli guadagnare la riconferma. Mourinho infatti decide di metterlo subito fuori rosa e il giocatore viene ceduto a sorpresa proprio ai cugini biancocelesti dove ritroverà fiducia, gol e continuità. Un vero peccato.

8) ASHLEY COLE: Dopo aver azzeccato la stagione precedente l’acquisto a parametro zero di Maicon la Roma tenta la fortuna con l’esperto Ashley Cole, da poco svincolato dal Chelsea e ricercato da numerosi club europei. L’inglese accetta l’offerta giallorossa e arriva nella Capitale con il compito di dare esperienza e solidità al reparto, ma si trasformò presto in uno dei più grandi flop di mercato della storia giallorossa. Dopo un inizio discreto con alcune prestazioni sufficienti arriva il 21 ottobre 2014 il tracollo interno contro il Bayern, con Robben che lo sbeffeggia come un pivello annientandolo sia fisicamente che tecnicamente. Da quel momento in poi Garcia deciderà di dare maggiore spazio al greco Holebas, relegando l’inglese in tribuna per poi metterlo fuori rosa nell’estate successiva. Una vacanza romana nel vero senso della parola.

7) JULIO BAPTISTA: Probabilmente qualcuno di voi non lo avrebbe messo in questa classifica, ma Dio solo sa quanto ero fomentato all’arrivo della Bestia Baptista. Un giocatore forte fisicamente, bravo con i piedi e con un tiro potentissimo, arrivato direttamente da una delle squadre più forti del mondo. Era lecito quindi aspettarsi un rendimento devastante, ma le cose non andarono esattamente come previsto. Nonostante una prima stagione tutto sommato positiva, con 12 gol complessivi di cui uno decisivo al derby, arriva con Ranieri un periodo discontinuo fatto di soli 3 gol e tante prestazioni discutibili. Indimenticabile nel suo terzo e ultimo anno alla Roma l’errore in una piovosa trasferta di Parma che portò alla sclerata del buon Carlo Zampa, che chiese in diretta nazionale di non vederlo mai più con la maglia giallorossa. Richiesta pienamente accolta, visto che poche settimane dopo venne ceduto senza troppi rimpianti al Malaga per un paio di milioni. Che ricordi.

6) ADRIANO LEITE RIBEIRO: Senza ombra di dubbio l’esempio più lampante di amore incondizionato dei tifosi, capaci di arrivare in migliaia al Flaminio ad accogliere un giocatore in evidente sovrappeso e con problemi extra calcistici da almeno un paio di anni. Eppure anch’io in quel momento avevo dentro di me la speranza che il giocatore si potesse ritrovare in qualche modo, con una preparazione atletica personalizzata e la fiducia di una tifoseria che fin da subito lo ha accolto da imperatore. Il brasiliano però, e questa volta senza inizi promettenti, si dimostrò fin da subito il lontano parente del giocatore che scardinava le porte di San Siro, con tanti problemi fisici e prestazioni discutibili che hanno portato solamente a 8 presenze stagionali e zero gol. A febbraio il giocatore si ritroverà la patente sospesa per guida in stato d’ebrezza e pochi giorni dopo la Roma deciderà di rescindergli il contratto, col brasiliano che tornerà nuovamente in patria dopo aver buttato l’ennesima opportunità di tornare grande nel calcio che conta. Che rimpianto.



5) STEVEN NZONZI: Inizia con il centrocampista francese l’ecatombe del peggior direttore sportivo mai visto nella storia della Roma. Un acquisto fallimentare sotto tutti i punti di vista, arrivato a trent’anni per ben 26,65 milioni dopo aver vinto, chiaramente non da protagonista, il mondiale con la Francia. Un giocatore lento, impacciato e impreciso, incapace sia di usare il fisico in fase difensiva che lanciare i compagni in quella offensiva. Nonostante ciò riuscirà a giocare ben 39 partite condite da un solo gol contro l’Empoli, per poi partire in prestito al Galatasaray e al Rennes prima di rescindere il contratto nell’estate del 2021. Ancora oggi ho il pensiero fisso che sia stata tutta una tattica di Monchi per favorire la sua ex squadra e liberarli così di un ingaggio pesante. Che sia maledetto.

4) MAARTEN STEKELENBURG: Di tutti gli acquisti fatti dalla prima Roma americana è stato senza dubbio l’acquisto più deludente in base alle mie aspettative. Arriva dall’Ajax per circa 7 milioni dopo aver raggiunto la finale del Mondiale con l’Olanda, con l’obiettivo a 29 anni di diventare colonna portante della retroguardia giallorossa. La sua avventura però inizia subito nel peggiore dei modi, con un colpo in testa alla seconda giornata contro l’Inter che lo tramortisce per qualche minuto e lo costringe fuori dai campi per diverse settimane. Una volta tornato in campo l’olandese alternerà buone prestazioni ad altre totalmente insufficienti, collezionando dei rossi evitabili con Lazio e Juve e perdendo con l’arrivo di Zeman il posto da titolare, a favore dell’irreprensibile Goicoechea. Indimenticabile poi il suo viaggio in Inghilterra a gennaio per poi tornare nella capitale dopo l’esonero di Zeman, con Andreazzoli che gli riconsegna il posto da titolare ma senza risultati particolarmente esaltanti.

3) PATRIK SCHICK: Sono convinto che molti di voi se lo aspettavano almeno un gradino più in alto, ma ammetto che al momento del suo arrivo avevo delle piccole riserve per via di alcuni precedenti e soprattutto del rifiuto da parte della Juve, che al tempo non sbagliava quasi niente sia in entrata che in uscita. Il giocatore arrivò da infortunato e riuscì ad esordire solamente qualche mese dopo, con Di Francesco che optò per un ruolo a tutta fascia che male si addiceva alle sue caratteristiche tecniche. Nell’arco delle sue uniche due stagioni in giallorosso il ceco collezionerà solamente 58 presenze e 8 gol, non riuscendo mai a trovare la giusta alternanza con Dzeko e subendo in tutti i modi possibili la situazione complicata all’interno dell’ambiente giallorosso. Non è un caso infatti che una volta ceduto a titolo definitivo il giocatore sia tornato subito ai livelli di un tempo, diventando attualmente uno dei migliori attaccanti nel panorama calcistico europeo. Che delusione.

2) JAVIER PASTORE: A un passo dal primo posto troviamo uno dei miei giocatori preferiti al suo massimo potenziale, quando guidava la trequarti del Palermo tra gol sensazionali e giocate d’alta classe. Arriva alla Roma nel 2018 dopo ben 7 anni al Psg e in sostituzione del partente Nainggolan, con Di Francesco che lo mette fin da subito mezzala nel 4-3-3 con risultati a dir poco altalenanti. In poco tempo infatti il Flaco mostra tutto il suo repertorio, tra giocate tecniche sopraffine come il tacco contro Atalanta e Frosinone e numerosi acciacchi fisici che hanno condizionato pesantemente la sua lunga esperienza in giallorosso. L’argentino infatti resterà alla Roma per ben 3 anni totalizzando solamente 37 presenze e 4 gol, fino alla rescissione consensuale del contratto due anni prima della sua effettiva scadenza. Non può essere certo solo colpa sua, ma resta tuttora una delle mie più grandi delusioni da tifoso giallorosso.

1) JUAN MANUEL ITURBE: Non potrò mai dimenticare la mia esaltazione al momento del suo acquisto, sia per il valore del giocatore mostrato fino a quel momento che per il “furto” compiuto ai danni della Juve, che a detta di molti portò Antonio Conte alle dimissioni da tecnico bianconero. In un periodo di particolare entusiasmo per via del nuovo ciclo Garcia, Iturbe sembrava l’ultimo pezzo del puzzle per lottare fino alla fine contro lo strapotere bianconero, per vincere quello scudetto che mancava ormai da più di 13 anni. L’argentino inizia subito bene con un gol al CSKA Mosca e uno inutile nello scontro diretto a Torino, ma sarà solamente una mera illusione. Col passare del tempo infatti il giocatore mostra enormi limiti dal punto di vista tecnico, che uniti a qualche infortunio fastidioso gli impediscono di essere costante e decisivo come ci si aspettava. Il gol nel derby alla penultima giornata risulterà essere una delle poche gioie di un'esperienza in giallorosso a dir poco travagliata, proseguita fino a giugno 2017 quando dopo due prestiti negativi al Bournemouth e al Torino il neo paraguaiano viene ceduto a titolo definitivo al Club Tijuana, risultando al tempo stesso uno dei peggiori acquisti a livello economico di tutta la storia giallorossa. Irraggiungibile.


Emanuele Grilli





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