La Sfera dei Capricci

La Sfera dei Capricci: Traverse e traversie

Una rubrica di Franco Costantini
Redazione de Il Legionario
inserita 6 mesi fa
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10:00
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O Musa Pedatoria,
o Sfera dei Capricci:
raccontaci una storia,
del grande calcio dicci…



Quest’anno la Roma prende sempre tanti pali… e fa sempre tanta fatica. Per dirla in due parole (più congiunzione): traverse e traversie.

*

Lazio Roma 0-0

Lo dico subito: del pareggio sono più che contento. D’accordo, c’è il rammarico dei due legni colpiti; ma, prima del derby, per un punticino avrei firmato… E non per timore della Lazio, per carità; piuttosto, per… timore della Roma. Pensavo infatti a quanto potesse essere difficile, per i Nostri, recuperare in pochi giorni l’enorme dispendio di energie (fisiche ed emotive) che l’impresa contro il Barcellona aveva comportato.
Però, lo confesso, quando Bruno Peres, sull’assist sontuoso del Ninja, ha colto il palo, non ho pensato a quanto fosse bello il pari. Ho imprecato; e - poco dopo - ho partorito l’idea per questa quartina:


Peres, solo, va alla conclusione,
ma accade che di precisiôn difetti:
coglie il palo e non coglie l’occasione
d’emular Yanga Mbiwa e Balzaretti.

*

Roma Genoa 2-1

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma i giallorossi sono stati troppo generosi: dopo il gentile regalo di Zukanovic (forse desideroso di sdebitarsi, visto che quando giocava con la maglia della Roma fece un’autorete contro l’Empoli), i Nostri hanno pensato bene di ricambiare con regali multipli: evitando con cura il terzo gol, anche quando sembrava impossibile NON segnare; e donando a Lapadula la palla per accorciare le distanze. Autrice di quest’ultimo presente, la premiata coppia Gonalons-Gerson: a loro due dedico i seguenti (giocosi) endecasillabi…
(N.B.: L’incipit della quartina è una frase attribuita a Socrate: secondo una leggenda, il filosofo stava facendo lezione nel cortile di casa sua; ad un tratto rientrò Santippe, la moglie, e dalla finestra cominciò ad inveire; dopo mille improperi, la bisbetica consorte rovesciò addosso al marito una brocca d’acqua; e lui, appunto, avrebbe commentato così: «Tanto tuonò, che piovve»).


«Tanto tuonò che piovve», disse placido
Socrate, quando l’irrorò Santippe.
«Tanto giocò che nocque», dico acido
se Gonalòns o Gèrson fan le pippe…


Franco Costantini


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