La Sfera dei Capricci

La sfera dei capricci: La ricerca del Graal

Una rubrica di Franco Costantini
Redazione de Il Legionario
inserita un mese fa
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O Sfera che Sublime
del calcio crei l’idioma…
ispirami due rime
(e sempre Daje Roma!)




Le possibilità di qualificazione alla Champions sono ridotte al lumicino. Difficile fare un calcolo delle probabilità, ma secondo me siamo al di sotto dell’uno per mille.
La Roma andrebbe in Champions solo se vincesse contro il Parma e, contemporaneamente, perdessero sia l’Atalanta (a Bergamo col Sassuolo), sia l’Inter (a Milano con l’Empoli), sia il Milan (a Ferrara con la Spal). A quel punto, per due posti, ci sarebbero tre squadre a pari punti: Atalanta, Inter e Roma. E la classifica avulsa condannerebbe l’Inter, premiando orobici e giallorossi.
Ci sarebbe un’altra possibilità, che prevede la sconfitta di Inter e Milan ma NON dell’Atalanta, e la Roma vincente sul Parma con almeno 5 gol di scarto. A quel punto, infatti, la Roma sarebbe quarta a pari punti con il team del Pelato. A allora varrebbero prima gli scontri diretti, poi la differenza reti negli scontri diretti (tra Inter e Roma, due pareggi; a differenza delle coppe, non contano i gol segnati in trasferta), poi la differenza reti generale: attualmente l’Inter è a +23, la Roma a +17. Se l’Inter perdesse, però, scenderebbe almeno a +22; e se la Roma vincesse con 5 gol di scarto, si attesterebbe anch’essa a +22. A questo punto conterebbe il maggior numero di gol segnati, e qui la Roma è in vantaggio netto (attualmente 64 a 55; ma - con l’eventuale “manita” al Parma - i giallorossi salirebbero addirittura a 69).

Che vi dicevo? Davvero difficile. Quasi impossibile.
È un’impresa più dura di quella di Parsifal. Ecco sei decasillabi nell’estremo tentativo di propiziarla (qui mi prendo una licenza: riduco “Graal” a “Gral”, affinché la rima non sia solo fonetica).


La speranza giammai si disarma,
ma par vana ricerca del Gral:
contro l’Empoli sconti il suo karma
il Pelato, e si faccia assai mal;
per la Roma, “manita” sul Parma;
ed il Milan s’inchini alla Spal.

*

Sassuolo Roma 0-0

La sfiga? L’acquazzone? I limiti oggettivi di una rosa impoverita dallo sciagurato mercato di Monchi?
Alla fine, poco importa stabilire quale sia la causa ultima dell’ultimo inciampo. Per i due pali ancora sto piangendo, ma c’è qualcosa che fa più male. Fa più male persino dell’esclusione dalla Champions: mi riferisco, ovviamente, alla ferita della vicenda DDR; una ferita che brucia anche sulla mia pelle, e non solo nell’anima di Daniele.


Fa male il passo falso col Sassuolo,
ma dentro il cuor c’è un più profondo duolo…

*

Ciò che più conta

Se qualcuno pensa che ciò che più conta sia “vincere”, sono sinceramente dispiaciuto per lui: sinora, ha capito ben poco della vita.
Per dimostrarlo, non vi tedierò con speciose argomentazioni etiche. Mi basta proporre un TEST in due domande:
1) ricordate i nomi dei due generali che - nella Seconda Guerra Persiana (quinto secolo a.C.) - portarono alla vittoria decisiva la Lega Panellenica? Vi aiuto: si tratta della battaglia di Salamina…
2) ricordate il nome dell’eroe spartano che - durante la stessa guerra - fu sconfitto e ucciso alle Termopili?

Pensateci un attimo. E poi leggete qui sotto la soluzione.

Soluzione: i due generali vincenti erano Temistocle ed Euribiade; l’eroe perdente era Leonida.
Sono certo che tutti voi ricordavate Leonida; forse solo un 5% di voi rammentava Temistocle; Euribiade non se lo ricorda nessuno, se non qualche liceale e qualche laureato in Storia Antica.

Perché lo sconfitto ha maggiore gloria dei vincenti? Forse per le speciali circostanze in cui maturò la sua sconfitta: con appena 300 uomini, tenne impegnati per TRE giorni e TRE notti almeno 70mila nemici. Un’impresa mitica, che vale molto più di una vittoria.
Allo stesso modo, i posteri dimenticheranno chi vinse lo scudetto del 1981 (Euribiade: chi era costui?); di quel campionato ricorderanno piuttosto l’eroica Roma di Turone-“Leonida” (e il suo gol ingiustamente annullato).

Qualcuno dirà: ma a che pro tutta ’sta parabola? Io spero che questa parabola ispiri giuste scelte societarie. Dobbiamo tenere cari i nostri eroi, quand’anche perdenti come Leonida: sono mille volte più importanti delle vittorie.
E i trofei degli eroi - poi - sono inestimabili: fossero anche solo 15, valgono per mille…

A conclusione, 6 endecasillabi. Nei quali c’entrano, in qualche modo, almeno tre personaggi: un certo Francesco, un certo Daniele, un certo Mister X.


Sestina per destinatario anonimo

«Non vogliamo una squadra di romani,
ma una squadra che vinca a piene mani.
Siamo un’azienda, niente sentimenti:
importa solo vincere i cimenti».
Così dicevi, ed ecco qui l’andazzo:
tu t’arricchisci e noi vinciamo un cazzo…


Franco Costantini



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