La Sfera dei Capricci

La Sfera dei Capricci: Due carezze e un pugno in faccia

una rubrica di Franco Costantini
Redazione de Il Legionario
inserita 3 mesi fa
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O Sfera che governi
del calcio il paradosso,
ispira versi eterni
al vate giallorosso…



La vittoria sulla Juve e l’avvento di Friedkin? Quasi due carezze.
Prima della delusione finale…


Si vinse con la Juve; via Pallotta;
ma poi con il Siviglia fu la “rotta”.
E giunse (che ci piaccia o non ci piaccia)
dopo le due carezze un pugno in faccia.

*

Juventus Roma 1-3

La partita non contava nulla. Ma ci ha permesso di scoprire Villar e Calafiori: due ragazzi su cui punterei con decisione.
E poi, vincere per la prima volta allo Stadium dà una soddisfazione intrinseca. Se non erro, la Roma diventa la squadra che ha battuto la Juve più volte (5) nell’era dei nove scudetti consecutivi.


La gara non contò, ma due tesori
ci rivelò: Villar e Calafiori.

*

E Friedkin sia

Si chiude, finalmente, l’era Pallotta. Mi sembra un sogno.
Sono convinto che “il James” sia stato, in assoluto, il peggior presidente della storia della Roma. I motivi? Sono tanti. Provo ad elencarli:

1) James è l’unico “presidente di lunga durata” che non abbia vinto nemmeno un trofeo.
2) Da due anni consecutivi la Roma non si qualifica per la Champions League. È la “prova provata” che Pallotta non ha saputo investire: se hai il SECONDO monte-ingaggi della Serie A, caro James, sarebbe un insuccesso anche arrivare terzi; figuriamoci quinti o sesti…
2) James aveva promesso di mostrarci «come gli americani sanno fare business». Ma è stato 5 anni senza main sponsor (nel 2017, la Roma fu solo decima, in serie A, per ricavi pubblicitari dalle maglie); e ha avuto problemi con tutti gli sponsor tecnici (da Robe di Kappa a Nike).
3) James aveva promesso di alzare il fatturato; ma non c’è riuscito. O meglio: il fatturato è aumentato, sì, ma solo in virtù dell’esplosione degli introiti televisivi (merito non di Pallotta, ma della contrattazione collettiva della Lega Calcio); e, in parte, in virtù del consistente aumento dei premi Uefa.
4) James ha calpestato le bandiere (da Totti a De Rossi). «I sentimentalismi vanno messi da parte - diceva - L’importante è vincere». Non sono d’accordo: se vuoi vincere calpestando i sentimenti, caro James, allora non sei romanista; ma poi non hai vinto alcunché, e dunque non hai nemmeno uno straccio di “falso alibi”.
5) Nonostante il pletorico apparato dirigenziale (uno dei più grandi d’Europa; l’ufficio stampa, in particolare, ha più personale di quello del Real Madrid), la Roma ha collezionato figure barbine anche sul piano organizzativo/amministrativo. Un solo esempio: nel 2015 (trasferta precampionato in Indonesia), cinque giocatori (Gervinho, Doumbia, Ibarbo, Sanabria e Ljajic) furono rispediti a casa da Giacarta perché non in regola. Nessuno, nel nutrito staff societario di burocrati, si era informato su certe variazioni della normativa sui visti.
6) A proposito di figure barbine: che dire di quando, caro James, ospitasti all’Olimpico, in tribuna d’onore, il sedicente sceicco Al Qaddumi col suo amichetto Michele Padovano? Trattasti con loro la cessione di una quota societaria… Ma lo sceicco era farlocco (si rivelò un perugino che viveva di espedienti); e Michele Padovano… era Michele Padovano (pregiudicato per spaccio di droga, nonché ex juventino).
7) James - infine - ha un primato imbattibile: nonostante ogni anno abbia venduto i migliori giocatori (con plusvalenze complessive attorno ai 500 milioni di euro), ecco che si ritrova con “un rosso di cassa” di 180 milioni.

Mi fermo qui, ma di motivi per “odiare” Pallotta (e la sua ombra grigia Baldini) ne avrei ancora a decine. Concludo con un distico: il primo verso, pur non essendo “canonico” (giacché ha l’accento di settima senza averlo anche sulla quarta) è un bellissimo endecasillabo tratto da uno striscione dei tifosi giallorossi…


«Nove anni di bugie e figuracce».
E le promesse? Solo carte stracce.

Per fortuna è finita. Ora c’è la speranza Dan Friedkin.
Caro Dan, non ti chiedo tanto: non voglio da te promesse di vittoria. Sono romanista, voglio ben altro. Voglio che tu - in questa magica squadra - ci metta un po’ d’amore. Quello che Pallotta, troppo spesso lontano dalla Capitale, ci ha sempre negato.


Mettici Amor: da Amor siam noi sedotti
(magari inizia richiamando Totti…)

*

Siviglia Roma 2-0

Nella scorsa puntata, avevo dichiarato il mio pessimismo per questa gara: senza Smalling (e, aggiungo, senza Veretout) la Roma mi appariva “poco attrezzata” per un impegno di questo livello. È andata anche peggio di quanto immaginassi. Il Siviglia ci ha dominato dal primo all’ultimo minuto, impedendoci di giocare a calcio. Peccato, perché avrei voluto vendicarmi di Monchi (che rimase ds del Siviglia anche mentre era a Roma: tolse infatti agli spagnoli il “peso morto” Nzonzi, travasando fior di milioni dalle casse giallorosse a quelle andaluse).

Anche Fonseca, a mio avviso, ha sbagliato completamente l’approccio tattico alla partita. Ma il nostro Mister merita un’altra chance: al suo primo anno in Italia, con una rosa non all’altezza (più debole di quella dell’anno scorso), ha saputo migliorare sia i punti fatti (+4) sia la posizione finale (+1).

Ora, con la nuova proprietà, si dovrà affrontare un difficile calciomercato. Sembra che Friedkin voglia confermare Pellegrini e Zaniolo, e cercare di riprendersi Smalling. Ma sarà importante (prima di fare nuovi acquisti) liberarsi di tanti giocatori che, per un motivo o per l’altro, non sono (o non sono più) all’altezza delle rinvigorite ambizioni giallorosse. Sarebbe inutile (e malinconico) fare i nomi. Del resto, già li conoscete…

Siviglia, un pugno in faccia ai nostri fan…
Che si rincuoreranno. Grazie a Dan.

*

Gli anagrammi della settimana

1.
Il primo anagramma che vi propongo è un giocoso sfottò dedicato agli “amici rubentini”.

Giunse, con Sarri, il nono scudetto di fila…
→ Io denuncio: «Scadenti furti all’ingrosso!»

2.
Ecco un doppio anagramma, con una particolarità: la frase “sorgente” (un notissimo proverbio) è collocata in mezzo alle due risultanti.

Là s’alzi pure l’eterna mia Roma:
→ LA SPERANZA È L’ULTIMA A MORIRE
→ (ma pur mai resterà nella Lazio)

3.
Infine, una frase anagrammata tratta da un celeberrimo verso dantesco (Inferno, canto V):

«Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende»…
→ talché nel grande sport ci porta Roma!




Franco Costantini





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