La Sfera dei Capricci

La sfera dei capricci: Chicchirichì

Una rubrica di Franco Costantini
Redazione de Il Legionario
inserita 4 mesi fa
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10:00
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O Sfera che Sublime
del calcio crei l’idioma…
ispirami due rime
(e sempre Daje Roma!)



Se adopero la ragione, il compito di Ranieri mi sembra proibitivo. Nelle prossime tre giornate ci attendono Napoli, Fiorentina e Sampdoria. Considerando l’attuale stato di salute dei Nostri, firmerei (ora come ora) per un bottino complessivo di tre punti. Perché il rischio è di fare zero punti in tre partite…

Ma il calcio, per fortuna, non è solo ragione. E dunque continuo a sperare che Sir Claudio faccia il miracolo («Soprattutto in tempi cupi, / daje Roma, forza Lupi!»).


*

Spal Roma 2-1

I due gol della Spal sono altrettante prove d’accusa contro Karsdorp e Juan Jesus: due difensori, ai miei occhi, che non dovrebbero giocare in serie A (figuriamoci nella Roma).
Nel gol di Fares, infatti, Karsdorp, pur partendo dalla giusta posizione di marcatura, sbaglia movimento (troppo timido), e non prova né a saltare di testa né a contrastare l’avversario in altro modo (leggi “spallata”). Morale: si fa anticipare come un pollo.
Nell’azione del rigore su Petagna (che poi determinerà il risultato finale) Juan Jesus è altrettanto pollo: dapprima è poco reattivo e si fa saltare, e poi è troppo goffo nei movimenti (sia col gomito sia col piede), fino a causare il penalty. Morale: quella della Roma (senza Manolas) assomiglia, più che a una difesa, a un allevamento Vallespluga.
E ci è andata anche bene, se si considera la traversa colta da Cionek…

Complessivamente, in campionato abbiamo subito finora 39 gol (più del doppio di quelli incassati dalla Juve). Considerando l’intera stagione, le reti al passivo sono 58.
Se poi torno col pensiero al 7-1 di Firenze (risultato che, dannazione!, sto cercando di rimuovere), allora la definizione “polli”, per i nostri difensori, mi sembra fin troppo gentile.

A un attento e serio esame,
la difesa giallorossa
par composta da pollame
già privato delle ossa.

*

L’indovinello della settimana

«Lasciò la sua terra natia, riuscì a liberare la sua gente di un terribile peso, e infine tornò in patria come un eroe».

Chi è secondo voi? Vi propongo tre soluzioni:

a) Teseo: lascia Atene, uccide un bel po’ di cattivoni (dal bandito Perifete al Minotauro), torna trionfante ad Atene ed è incoronato re;
b) Frodo Baggins de “Il Signore degli Anelli”: lascia La Contea, distrugge l’Anello di Sauron, torna trionfante a La Contea;
c) Ramón Rodríguez Verdejo “Monchi”: lascia il Siviglia, libera il Siviglia da Nzonzi (riuscendo anche a far piovere 30 milioni nelle casse del club), torna trionfante al Siviglia.

*

Sfottonari

(Sfotte a destra, sfotte a manca,
di sfottò giammai si stanca...
Par frenare non si possa
la “vis ludens” giallorossa…)


Ferrara, Tacchinardi ed altri bianconeri si sono indignati per le parole di David Endt (pronunciate dopo il sorteggio di Champions): «L’Ajax ha voglia di vendicarsi; la Juve che ci batté nel 1996 era forse un po’ dopata»). Ma… hanno ragione di indignarsi, questi fedelissimi dei gobbi? Ripassiamo un po’ di storia.

Nel 2002, Riccardo Agricola (medico della Juve per ben 24 anni, dal 1985 al 2009; poi tornato, appena due anni fa, a dirigere il JMedical, proprio accanto allo Juventus Stadium) fu condannato in primo grado dalla Procura di Torino a un anno e dieci mesi per «somministrazione di Epo e specialità medicinali (…) al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento di competizioni sportive…».
La sentenza, si badi, si riferiva proprio alla Juve di Lippi, quella che nel 1996 conquistò la Coppa dei Campioni contro l’Ajax.
Tale sentenza fu ribaltata in Appello nel 2005; ma soltanto perché, nel 1996, «il fatto non costituiva reato» (fu la Legge 376 del 2000 a introdurre in Italia il reato di doping). Anche il processo d’appello, insomma, riconobbe che la somministrazione di Epo v’era effettivamente stata; ma (secondo la corte) non punibile.
Infine, qualche tempo dopo, la Corte di Cassazione ritenne inamissibile la motivazione dell’assoluzione in appello, secondo la quale «l’abuso di farmaci non era punito dalla legge all’epoca dei fatti». Secondo la Cassazione, infatti, «chi somministra ai partecipanti alla competizione sostanze atte ad alterarne le prestazioni, e che fraudolentemente mira a menomare o ad esaltare le capacità atletiche del giocatore, pone in essere una condotta che consiste in un espediente occulto per far risultare una prestazione diversa da quella reale, in un artifizio capace di alterare il genuino svolgimento della competizione, con palese violazione dei principi di lealtà e di correttezza: per l’effetto, gli atti posti in essere sono agevolmente riconducibili alla nozione di atti fraudolenti di cui alla normativa in esame» (legge sulla frode sportiva).
La Corte - in definitiva - ritenne che la somministrazione eccessiva di farmaci possa configurarsi come «reato di frode sportiva», e dispose dunque un nuovo processo.
Processo che, tuttavia, NON si farà, perché nel frattempo sopraggiunge la prescrizione…

Ecco la MIA morale in sfottonari:


Contro Endt giudizio arcigno,
«perché il vero lui distorse!».
Ed anch’io con lui m’indigno:
non doveva usare il “forse”…


Franco Costantini


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