Approfondimenti

L'analisi della stagione

a cura di Matteo Bianchetti
Redazione de Il Legionario
inserita un mese fa
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5:00
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Ci ritroviamo a commentare una stagione in cui è sfumato l’obiettivo Champions League, che ha regalato qualche speranza più che emozione in Europa League ma che alla fine dei conti è rimasto nient’altro che l’ennesimo boccone amaro da mandar giù. È arrivata comunque la qualificazione alla Conference League che andrà, senza dubbio, onorata e giocata al massimo.

Una prima parte di stagione al di sopra delle aspettative aveva fatto sperare tutto il mondo giallorosso, ma, esattamente come l’anno scorso, nella seconda parte è stato distrutto quanto di buono visto in precedenza.

Un settimo posto che peggiora di due posizioni la classifica dello scorso campionato.
Tanti i gol subiti, troppi quelli regalati.

A Fonseca si rimproverano la scarsa capacità di adattarsi alla situazione e agli avversari per poter trarre dei vantaggi e le letture sbagliate a partita in corso.

L’imposizione del proprio gioco, delle proprie idee è una meravigliosa favola romantica del bel calcio ma che per poter diventare realtà ha bisogno di personaggi di un certo calibro.

Perciò Fonseca ha, sì, la colpa di aver impostato male diverse gare, soprattutto nel girone di ritorno in cui sono stati fatti appena 62 punti, ma bisogna considerare un organico non all’altezza degli obiettivi prefissati.

Basti pensare a giocatori come Ibanez e Villar, titolari fissi ma alla loro prima vera stagione in Serie A.
Ci si aspettava sicuramente di più da giocatori d’esperienza come Pellegrini e Pedro, soprattutto lo spagnolo, autore di partite disastrose.

Bisogna inoltre considerare gli infortuni ricorrenti che hanno minato la rosa giallorossa: Smalling, Mkhitaryan, Veretout, El Shaarawy, Spinazzola e Kumbulla sono stati spesso fermi ai box, Zaniolo ha saltato tutta la stagione; alcuni non si sono praticamente mai visti: Pastore, Juan Jesus e Santon.

Fondamentale il discorso portiere. Fonseca non ha mai trovato il suo vero titolare fra i pali perché nessuno dei due contendenti è stato mai all’altezza, sia per le richieste dell’allenatore, sia per gli obiettivi della squadra. Anche se nelle ultime partite del campionato si è messo in bella mostra Fuzato, mai considerato da Fonseca ma che, con il senno di poi, avrebbe potuto dare più sicurezza al reparto arretrato.

Squadra che nella seconda fase della stagione è crollata, i leader non sono emersi, se non per qualche rara occasione.
Qualcuno ha provato a tirare avanti il resto del gruppo, come Mancini, Cristante, Borja Mayoral, ma non è stato abbastanza.

Gli unici a dare certezze sono stati i soliti noti: Mkhitaryan (15 gol e 13 assist), Mancini diventato il leader indiscusso della retroguardia giallorossa, Dzeko che ha provato con le ultime forze rimaste a caricarsi la squadra sulle spalle, dopo essere stato privato della fascia di capitano.

Giunti a questo epilogo sconfortante, a poche giornate dal termine, è arrivato l’annuncio del nuovo allenatore della Roma che ha subito portato speranza ai tifosi: Josè Mourinho.


Matteo Bianchetti





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