Il diario di Francesco

Il diario di Francesco 18/11/2016

Roma, 18 novembre 2016
Redazione de Il Legionario
inserita 7 mesi fa
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14:00
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Sono passati un mese ed un giorno precisi dall’ultima puntata del diario: Francesco ha dovuto fare i conti con un infortunio muscolare, una delle cose peggiori per chi gioca a calcio perché non ci sono tempi fissi di recupero, variano da situazione a situazione. Ora, fra una seduta differenziata ed una foto sul proprio profilo Facebook che ne testimonia l’avvenuto ritorno in gruppo nella giornata di Mercoledì, il Capitano sembra pronto a tornare protagonista: non dovesse farcela nella trasferta di Bergamo è comunque imminente il suo rientro.

Nel frattempo, alle prese con la contemplazione della sua assenza dal terreno di gioco, sono cominciati a riaffiorare i vari ricordi delle sue partite e dei suoi gol: è nata così l’idea di fare una specie di classificone dei suoi 5 gol più emozionanti, quelle 5 reti che in particolare hanno significato qualcosa in più in termini emotivi per chi lo vede come un qualcosa in più di un calciatore.

Ci sono da fare però delle premesse. Innanzitutto non si tratta della collezione delle sue reti più belle: per quello sono arrivati tanti e sicuramente più autorevoli prima di me; tra l’altro, per quanto mi riguarda, ogni gol di Francesco è straordinario, anche un tap-in a porta vuota. In secondo luogo poi, per quanto è un tentativo di realizzare una lista oggettiva c’è sempre un po’ di soggettività dentro, quindi più di qualcuno potrebbe non essere d’accordo. È per questo che mancheranno nella classifica pezzi d’antologia come il cucchiaio a Julio Cesar a San Siro, o il sinistro al volo a Marassi che ha fatto scattare in piedi anche i tifosi avversari.


5) Il rigore contro l’Australia, Italia-Australia 1-0 (26 giugno 2006)




Ho scelto di partire da qui perché forse è l’unica volta in cui ogni tifoso italiano di calcio ha gioito con noi per Francesco. Cioè, in un mondo normale e giusto tutti dovrebbero esultare ogni volta che Lui mette piede in campo perché è garanzia di spettacolo e bel calcio, ma sappiamo che questa è un’utopia. La scena la ricordiamo tutti, perfino il me 12enne di allora: il lancio di Francesco per Grosso che va giù in area in maniera teatrale, la palla affidata a Francesco stesso, l’inquadratura di Carosi a stringere sulle sue pupille, i mille pensieri che si vedono attraversarle (‘Je faccio er cucchiaio?’ è una delle tesi più accreditate, ma possiamo immaginare più di tutto gli sforzi fatti per recuperare dall’infortunio ed esserci a quel mondiale). Poi Cantalejo fischia, lui parte e sceglie il solito angolo: il rigore è calciato in maniera perfetta, ma noi di questo mica avevamo dubbi; al suo confronto Michelangelo e Bernini insieme sarebbero impalliditi.
La marea azzurra lo travolge, l’unica volta che è felice di essere a contatto con quei colori che di solito per noi rappresentano il nemico: ecco, quel giorno ai Romanisti il mondo sembrava veramente un posto migliore, con un paese intero a riconoscere i meriti di Francesco. E tanti saluti a chi parla di quanto non sia stato decisivo in Germania.


4) La doppietta con il Torino, Roma-Torino 3-2 (20 aprile 2016)




Partiamo da questo presupposto: non ho dovuto controllare la data di questa sfida. È scolpita nella mia memoria, credo rimarrà indelebile per sempre anche perché il giorno successivo si festeggia il Natale di Roma e diventa difficile scindere le due cose. Degli highlights della partita se ne trovano diverse versioni su YouTube, anche quello ufficiale della Lega Calcio che in quanto a qualità video è sicuramente migliore ma non presenta l’audio di Carlo Zampa. The Voice, così soprannominato quando ancora era lo speaker ufficiale del club, può piacere o meno come telecronista: quel giorno, però, tutti ci siamo immedesimati in lui. Le lacrime appena la palla entra in rete, non cercate o per fare scena ma naturali come non mai, lacrime di chi sa cosa ha passato Francesco nei mesi precedenti, costretto ad ingoiare tanto dicerie sul suo conto e pronto a smentirle tutte come sempre. Spalletti, inquadrato prima del fischio, appare pensieroso: sarebbe bello un giorno sapere esattamente cosa ha pensato in quei momenti, per confermare o smentire le tante teorie che ormai circolano nella Città Eterna a riguardo. Ah, e l’angolo è lo stesso eh: signori portieri, è inutile cercare di prenderlo quel rigore.
Questa, probabilmente, è la partita che consegna Francesco alla leggenda, lo pone su un piano diverso da qualsiasi altro essere umano: entrare a 39 anni e mezzo, segnare 2 gol in 3 minuti toccando esattamente 2 palloni… Diciamo che le parole a volte non bastano a descrivere le cose, e questo è uno di quei momenti.


3) Il secondo tempo da antologia con la Sampdoria, Roma-Sampdoria 3-2 (11 settembre 2016)




Anche stavolta preferisco l’audio di Zampa, stavolta semplicemente perché riassume bene il concetto di questa partita: ‘È sempre lui, è sempre lui, è sempre lui, l’uomo della Provvidenza’. La Roma sotto dopo un classico primo tempo da Roma, la partita interrotta per più di un’ora e mentre tutti sono dentro Lui a completare il riscaldamento da solo sotto al diluvio: Lui, che da dimostrare non ha più niente a nessuno, ancora una volta dà l’esempio a tutti quelli che lo guardano, in particolare ai tanti giovani che si avvicinano a questo sport su come i risultati si ottengono. Poi entra e la partita cambia subito, dopo 16 minuti manda Dzeko a segnare con una di quelle giocate che nel momento in cui la palla gli arriva sai già che farà in quel modo. All’ultima azione Skriniar commette una sciocchezza da principiante, lui si presenta sul dischetto e stavolta cambia angolo, spiazzando Viviano e risultando ancora una volta decisivo per la sua squadra, stavolta alla soglia dei 40 anni (16 giorni più tardi).
Come detto in apertura il mondo però è un posto ingiusto: Francesco scavalca e si trova a festeggiare sotto una Sud di fatto semivuota per la protesta dei gruppi. Se la giustizia fosse stata terrena, lo stadio sarebbe stato pieno e avremmo tutti un ricordo decisamente più nitido di questa giornata.


2) La Roma campione d’Italia, Roma-Parma 3-1 (17 giugno 2001)




Dopo 18 anni, la Roma torna a vincere il campionato. Sembrano passate diverse ere da quando sulla panchina sedeva Liedholm e in campo c’erano Falcao, Bruno Conti e tutti gli altri: probabilmente a livello calcistico ne sono passate, vista le differenze di tipo economico destinate ad aumentare ancora. Il gol è quello che sblocca la partita, al 19’ su assist di Candela, un francese diventato ormai Romano: Francesco letteralmente impazzisce, si toglie la maglia e corre verso i suoi tifosi. Sta prendendo coscienza che sta realizzando il suo sogno, quello che ogni bambino nato a Roma di fede giallorossa spera un giorno di poter vivere: Lui lo sta facendo in maniera diretta, con la fascia da Capitano al braccio che rimane lì anche quando la maglia la tiene in mano. Guai a pensare che sia solo un caso.
E per il resto le parole non possono essere di alcuna utilità, serve solo rivivere quei momenti.


1) Il prossimo.
Già, al primo posto c’è il prossimo che farà. Perché se c’è una cosa che ci ha insegnato è che non finisce mai di stupirci, anche quando pensiamo che ormai si, è vecchio e non potrà più essere decisivo e utile alla causa, e forse è meglio solo ricordarlo per quanto ha già fatto. Ci smentisce sempre, puntualmente ogni volta. Dovremmo essere abbastanza intelligenti quindi da non porre limiti ad una figura simile, e goderci quanto ci viene proposto di volta in volta.

Francesco Giovannetti


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