Approfondimenti

I 10 giocatori con più GOL nella storia della ROMA (con video)

a cura di Emanuele Grilli
Redazione de Il Legionario
inserita 4 mesi fa
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In uno sport famoso come il calcio sono tanti i fattori che si possono considerare importanti e decisivi per una squadra: il calore del pubblico, i trofei, la sicurezza economica, un gruppo consolidato eccetera eccetera. È indubbio però che se passiamo direttamente all’aspetto pratico la qualità principale di una squadra deve essere saper segnare. Ed è altrettanto indubbio che più un giocatore riesce a ripetersi, più il rapporto coi tifosi comincia ad aumentare, salvo qualche rara eccezione dovuta principalmente all’aspetto comportamentale del giocatore stesso (Vedi Icardi). Nonostante la Roma non sia mai stata una squadra particolarmente vincente, sono stati tanti i giocatori che hanno lasciato un ricordo qui per la moltitudine di gol segnati con la nostra maglia. E visto che la scorsa puntata abbiamo affrontato il tema dei giocatori più presenti, eccoci adesso con la classifica dei 10 giocatori più prolifici nella storia della Roma. Prima di cominciare vi ricordo che i dati presenti in questo video li ho presi direttamente dal sito “Transfermarkt”, e che probabilmente nei prossimi mesi questa classifica potrebbe subire una leggera variazione. Questo perché, come avrete intuito, uno dei giocatori è ancora in attività, perciò prima di farmi notare un possibile errore controllate la data del video per capire se effettivamente i gol sono arrivati dopo la registrazione di quest’ultimo. Detto questo le premesse sono finite, non mi resta altro che augurarvi, buona lettura!!!

Al decimo posto ritroviamo il Principe Giuseppe Giannini, che nei suoi 15 anni in giallorosso ha collezionato 76 gol in 437 presenze. Nonostante il suo ruolo fosse principalmente di costruttore della manovra, Giannini si faceva trovare spesso all’interno dell’area di rigore, trovando il gol grazie a un ottimo senso della posizione e a un tiro potente e molto preciso. Nel suo periodo d’oro inoltre, col numero 10 e la fascia di capitano, Giannini era stato nominato anche rigorista ufficiale, il che portò alla già citata tripletta contro il Torino e ai 16 gol totali nella stagione 1992/93. Tutte queste caratteristiche lo resero per forza di cose il giocatore più rappresentativo della Roma per gran parte degli anni ‘90, un'ulteriore dimostrazione di come si possa diventare una bandiera nonostante una rosa discreta e la difficoltà palese nel vincere trofei importanti. Semplicemente, uno di noi.

In nona posizione con 83 gol in 300 partite troviamo super Marco Delvecchio, protagonista assoluto dei derby capitolini con ben 9 gol che gli valsero un terzo posto nella classifica dei giocatori più prolifici di questa sfida. Arriva alla Roma nel 1995 direttamente dall’Inter, coi tifosi che inizialmente non approvano il suo arrivo e con Mazzone che lo mette spesso in panchina a favore di Totti, Fonseca e Abel Balbo. Col passare delle giornate Delvecchio riesce a guadagnarsi sempre più campo, fino a diventare un giocatore insostituibile del reparto offensivo giallorosso. La sua esultanza inoltre, con le mani dietro le orecchie, nasce inizialmente come critica verso i tifosi, per poi diventare col tempo una richiesta di sentirne l’incitamento. Nella stagione dello scudetto inoltre riesce a ritagliarsi un discreto spazio anche come esterno, dimostrando ulteriormente un eccezionale spirito di sacrificio e voglia di dare una mano alla causa giallorossa. Inutile dire poi che se riesci a segnare in ogni derby giocato, è difficile non costruire coi tifosi un rapporto duraturo nel tempo.

Ottavo posto con 87 gol in 182 partite per l’attaccante Abel Balbo, che reputo indubbiamente uno dei più sottovalutati di tutta la nostra storia. Nonostante il suo periodo alla Roma non sia ricordato come uno dei migliori a livello collettivo, è innegabile che il suo lavoro sia riuscito a farlo alla perfezione. Velocità di pensiero, forza fisica, tecnica e cinismo, Balbo diventa ben presto la punta di riferimento della compagine giallorossa, aiutato da Fonseca su una fascia e un allora giovane Totti sull’altra. Nei suoi cinque anni in giallorosso Balbo segna con grande facilità, e si può considerare per questo motivo il primo vero bomber dell’era Franco Sensi. Non a caso il patron giallorosso decise di ricomprarlo nell’estate del 2000, per far rifiatare Batistuta e portare quell’esperienza in più maturata negli anni precedenti. Sicuramente non è l’attaccante più forte nella storia della Roma, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.

Al settimo posto troviamo lo storico attaccante Pedro Manfredini, meglio conosciuto come “Piedone”, che nei suoi 6 anni in giallorosso ha collezionato la bellezza di 100 gol in 162 partite ufficiali. Dotato di un cinismo spaventoso che lo rese uno degli attaccanti più prolifici a livello mondiale, Manfredini arriva nella Capitale nel 1959, dopo aver fatto fuoco e fiamme al Racing in terra argentina. Il soprannome Piedone gli venne dato per una foto curiosa scattata al momento del suo arrivo, che per un errore di proporzione mostrava un piede più grande del normale. Sul campo Piedone ci mette poco a farsi amare dai tifosi, con un gol dopo soli 5 minuti in casa della Fiorentina. Nonostante una media gol eccezionale Manfredini riuscì anche a subire delle critiche per qualche errore di troppo, il che testimonia ulteriormente l’incredibile apporto offensivo del centravanti argentino. Di lui inoltre si ricorda il rapporto non idilliaco con l’allenatore Luis Carniglia e i ben 6 rigori di fila segnati nel derby di Coppa Italia del 1962, quando la regola dei tiri dal dischetto prevedeva che un solo giocatore si dovesse incaricare di ogni battuta. Probabilmente negli anni successivi non sarebbe stato male averlo a disposizione, visto quante volte abbiamo perso trofei importanti per errori dagli 11 metri.



Sesta posizione per l’aeroplanino Vincenzo Montella, capace di segnare nei suoi 9 anni in giallorosso ben 101 gol in 258 presenze. Arriva alla Roma nel 1999 dopo annate fantastiche con la maglia della Sampdoria, e fin da subito si capisce che non si tratta di un acquisto affrettato. Con una tecnica importante e un cinismo da grande giocatore, Montella diventa subito il titolare dell’attacco, con il suo famoso aeroplanino che comincia a sfrecciare su ogni campo da gioco. Nonostante una carriera da allenatore molto altalenante, è tuttora considerato come uno dei migliori attaccanti italiani degli ultimi vent’anni, ricordato con affetto dai tifosi giallorossi per il gol decisivo in casa della Juve e le prestazioni strepitose nei derby capitolini. Oltre alla doppietta nella sfida del 1999 si è reso protagonista di uno storico poker nel 2002, che tuttora è considerata da molti come la prestazione individuale migliore nella storia di questa sfida.

In quinta posizione con 102 gol in 215 presenze troviamo il Fornaretto Amedeo Amadei, centravanti storico della Roma negli anni ‘40 e vincitore del primo scudetto ufficiale nella stagione 1941/42. Considerato uno dei più forti attaccanti dell’epoca e in generale nella storia della Roma, Amadei si può vantare tuttora di essere stato il giocatore più giovane ad esordire in serie A e segnare il suo primo gol, a neanche 16 anni compiuti. Inoltre è nella top 15 dei giocatori più prolifici della massima serie, con una media di 0,47 gol a partita. Oltre alle eccezionali doti tecniche Amedeo era dotato anche di un grande cuore, visto che fece un provino di nascosto con la Roma per aiutare economicamente la famiglia distrutta dal disastro della seconda guerra mondiale. Inizialmente utilizzato come esterno d’attacco, viene spostato al centro dall’allenatore Shaffer, con risultati a dir poco eccezionali. Con la Roma giocherà dal 1936 al 1948, salvo una parentesi in prestito all’Atalanta, e dopo aver concluso la carriera nel 1956 decide di aiutare il forno di famiglia a Frascati, fino al giorno della sua morte che non gli impedisce tuttavia di restare nel cuore di tutti i tifosi giallorossi.

Ad un passo dal podio, con 102 gol in 211 partite, troviamo l’attaccante Edin Dzeko, attualmente sopra al Fornaretto per una differenza minima di media-gol. Dotato fin dai primi anni di un'eccezionale vena realizzativa, Dzeko arriva alla Roma nel 2015 dopo aver vinto tutto con le maglie di Wolfsburg e Manchester City. Nei suoi 5 anni in giallorosso, che tuttora stanno proseguendo, Dzeko è riuscito spesso a dividere la piazza, tra chi lo considera il baluardo dell’attacco e chi lo critica per i tanti gol sbagliati. Una caratteristica condivisa quindi con molti attaccanti giallorossi, tra cui il già citato Manfredini, che mi porta a pensare che probabilmente vista la nostra storia non possiamo pretendere di tenere a lungo giocatori che segnano una volta si e l’altra pure. Nonostante ciò reputo Dzeko uno dei migliori attaccanti di tutta la nostra storia, capace di trovare il gol in ogni modo e di sacrificarsi spesso per la causa giallorossa. Probabilmente sarà difficile per lui andare oltre il terzo posto, ma considerando il suo arrivo ad un'età non proprio giovanile, è innegabile che stia facendo ben oltre le più rosee aspettative di ogni singolo tifoso giallorosso. Forza Edin!

Terzo posto con 103 gol in 156 presenze per il primo vero bomber nella storia della Roma, confermato dalla canzone di Campo Testaccio come un vero e proprio “mago pe’ segna”: Rodolfo Volk. Arrivato in giallorosso nel 1928 dopo un'ottima parentesi a Fiorentina e Fiumana, Volk diventa ben presto il centravanti di riferimento, facendosi amare dai tifosi giallorossi per il gol vittoria nel primo derby ufficiale tra Roma e Lazio, datato ormai 91 anni fa. La sua caratteristica principale era aspettare il pallone al limite dell’area e spalle alla porta, per poi girarsi improvvisamente e scaricare fucilate improvvise all’incrocio dei pali. Nei suoi 5 anni in giallorosso Volk manterrà una media di 0,66 gol a partita, che lo rende tuttora l’attaccante più prolifico della nostra storia in rapporto alle partite giocate. Nel 2018 viene nominato nella Hall of Fame come uno dei migliori attaccanti della nostra storia, un premio senza dubbio meritato per chi ha contribuito a rendere grande la Roma nei suoi primi anni alla luce del sole.

In seconda posizione troviamo il Bomber per eccellenza, capace di segnare la bellezza di 138 gol in 315 partite: lo storico Roberto Pruzzo. Senza dubbio l’attaccante simbolo della Roma nel periodo indimenticabile dei primi anni 80, capace di vincere trofei importanti e segnare gol a raffica. Un ruolo che inizialmente non rientrava nei piani del genovese, teoria confermata ulteriormente dalla totale inesperienza calcistica fino ai 16 anni di età. Dopo alcune annate positive con il Genoa, Pruzzo viene chiamato a rapporto dall’ultima Roma di Gaetano Anzalone, che contribuisce a salvare con un gol decisivo nel sofferto pareggio all’Olimpico con l’Atalanta. Nei successivi 10 anni Pruzzo riesce nell’impresa di vincere ben 3 titoli di capocannoniere, portando la Roma alla storica finale di Coppa dei Campioni con una splendida doppietta in semifinale ai danni del Dundee. Lascia i colori giallorossi alla fine della stagione 1988/89, e nonostante un rapporto non idilliaco con una parte della tifoseria non si può negare che abbia dato tantissimo alla causa giallorossa, il tutto confermato dall’inserimento immediato nella Hall of Fame il 7 ottobre 2012.

E al primo posto, come era francamente prevedibile, troviamo nuovamente il capitano Francesco Totti, capace di segnare ben 307 gol in giallorosso a fronte di 785 presenze ufficiali. Nonostante una media già adesso molto elevata, sarebbe potuta essere ancora maggiore, visto che fino al 2006 il suo ruolo principale non era segnare ma far segnare, con assist al bacio e giocate d’alta classe. Dribbling, tecnica, velocità di pensiero, Totti è riuscito in tutta la sua carriera a incarnare perfettamente il ruolo di baluardo, aiutando i colori giallorossi nei momenti migliori e in quelli più complicati. Nonostante le molteplici possibilità di andare altrove a vincere trofei, Totti ha sempre deciso di restare a Roma, mostrando al mondo intero come si possa diventare bandiere anche in squadre meno blasonate. Non a caso si può considerare tuttora il giocatore più amato dai tifosi giallorossi, che nonostante qualche svarione (sul campo e fuori) lo ha sempre trattato come un vero e proprio figlio. Quando però capiranno che non tutti i giocatori possono essere e diventare Francesco Totti, forse si riuscirà a farli giocare con meno pressioni e più libertà.


Emanuele Grilli




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